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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Contenuti

35° CONVEGNO DIOCESANO DEI CATECHISTI - testi consigliati

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YOUCAT: IL CATECHISMO DEI GIOVANI DELLA GMG
La prefazione l'ha voluta scrivere Benedetto XVI in persona: «cari giovani amici... dovete sapere che cosa credete». Il testo, articolato in domande e risposte è suddiviso in quattro parti. La prima riguarda «Che cosa crediamo», la seconda «La celebrazione del mistero cristiano», la terza «La vita in Cristo» e la quarta, infine, «La preghiera cristiana». Ogni pagina è arricchita con citazioni e, ove necessario, anche con spiegazioni (per esempio circa il significato di alcuni termini tecnici). Il testo è corredato da foto, in qualche modo, «speciali»: non si tratta infatti di scatti professionali, ma di istantanee prese dagli stessi giovani che hanno collaborato alla organizzazione e alla stesura del testo.

G. ZIVIANI-G. BARBON (a cura di), La catechesi ad un nuovo bivio? Ed. Messaggero, Padova 2010
A quarant'anni dal Documento di Base si è reso necessario misurare la distanza rispetto ai cambiamenti socio-ecclesiali, ma anche alle linee programmatiche contenute in quel progetto e chiedersi cosa è stato recepito e cosa è da considerarsi superato. La catechesi si è effettivamente rinnovata in quella direzione? La si è attuata correttamente, a partire dalle sue priorità e non piuttosto dagli aspetti secondari? Forse bisogna rispondere a questi interrogativi prima di chiedersi se è tempo di entrare in una nuova fase. C'è qualcosa di quella eredità che non deve andare perduto? Il volume raccoglie i contributi del Convegno tenutosi a Padova il 6 e 7 maggio 2009, organizzato dalla Facoltà teologica del Triveneto e dalla rivista «Evangelizzare».

E. Biemmi, Il secondo annuncio. La grazia di ricominciare, Ed. Dehoniane, Bologna 2011
Con il "secondo annuncio" la Chiesa si rivolge a quegli adulti che hanno ricevuto una prima educazione cristiana da bambini, ma che in seguito si sono allontanati dalla fede e/o dalla pratica cristiana. Per poter "ricominciare" un cammino di fede, tali persone necessitano di essere incontrate nelle situazioni reali di vita, là dove ne hanno maggiormente bisogno. L'autore fornisce un'introduzione al tema e alcune indicazioni teoriche e metodologiche di base; introduce poi alcune delle situazioni di vita che saranno oggetto di successivi sussidi di formazione: la generazione di un figlio, la scuola e lo studio, il mondo giovanile, il mondo virtuale, il matrimonio e la sua crisi, il lavoro, la fragilità affettiva, la disabilità, la povertà, la politica.

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020
Nel gennaio del 2008 Benedetto XVI aveva indirizzato una lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell'educazione. Come già anticipato in questi due anni, il cammino della Chiesa italiana per il 2010 - 2020 avrà come tema "Educare alla vita buona del Vangelo". In questo attesissimo documento della Conferenza Episcopale Italiana, sono racchiusi gli orientamenti pastorali dell'episcopato italiano per il prossimo decennio. Il documento contiene concrete e preziose indicazioni pastorali per il cosiddetto "cantiere dell'educazione" mirate al coinvolgimento nell'educazione di tutti, credenti e non credenti. Scaricabile: http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2010-11/12-3/Orientamenti%20pastorali%202010.pdf

Diocesi di Adria-Rovigo, Educhiamo alla vita buona del Vangelo, Progetto pastorale diocesano per gli anni 2011-2014.
Nell'attuare gradualmente le indicazioni sinodali abbiamo deciso di puntare in questo triennio all'obiettivo pastorale proposto dai Vescovi italiani per questo secondo decennio del 2000: "Educare alla vita buona del Vangelo". In secondo luogo concentreremo questa azione educativa attorno alle famiglie, ai giovani ed ai poveri. Questo Progetto non aggiunge "cose nuove" da fare, ma vuole aiutarci a fare "in modo nuovo" ciò che facciamo già. Il progetto può essere richiesto in Curia, presso il proprio parroco o nella libreria Paoline di Rovigo o scaricabile

35° CONVEGNO DIOCESANO DEI CATECHISTI - Intervento di don Giorgio Bezze

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Premessa

Dopo un periodo prolungato, in cui la parola "educazione" sembrava dovesse scomparire persino dal vocabolario, in questi anni si è ripreso a riflettere su tale essenziale componente della crescita e dello sviluppo della vita dell'uomo.

Il dibattito risulta vivo nella comunità ecclesiale ed è stato innescato da Benedetto XVI (cfr. Lettera alla diocesi e alla città di Roma, 2008) ma anche nel mondo culturale e politico (cfr. Rapporto Delors della Commissione internazionale dell'educazione dell'Unesco).

I vescovi italiani, con gli Orientamenti pastorali dal titolo Educare alla vita buona del vangelo, hanno fatto diventare l'educazione il secondo capitolo di una nuova stagione evangelizzatrice, in continuazione con il documento precedente Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, evidenziando come il Vangelo debba essere donato con passione e intelligenza, e la vita debba essere educata ad esso perché diventi buona e bella.

Quindi non è sufficiente educare alla fede, ma occorre anche educare nella fede, di modo che nell'educazione possa crescere un uomo nuovo, secondo il progetto di Dio in Gesù.

Sappiamo ancora educare?

È indubbio che nel contesto attuale l'educazione rappresenta una delle sfide ed uno dei compiti più urgenti che accomunano la comunità cristiana e quella civile.

Credo che dappertutto, e la cronaca attuale ce ne fornisce una prova continua, si avverta in maniera diffusa la crisi del processo di trasmissione dei valori, di educazione delle nuove generazioni e di formazione permanente degli adulti; il sistema educativo, costruito in passato prevalentemente sul rapporto intergenerazionale, funzionante a vari livelli (nella famiglia, nella scuola, nella comunità cristiana, nella società civile) appare messo in forte discussione. (Diapo 1 urlo di munch)

Tale crisi provoca un grande disorientamento in tutti gli ambienti educativi e in particolare in coloro che svolgono compiti finalizzati all'educazione. C'è in genere una perdita di orizzonte, di prospettiva: sembra che tutto sia incerto e instabile e che chi educa navighi a vista, senza una precisa meta, senza un preciso obiettivo.

Nella prefazione di un testo per il progetto culturale della Cei si legge: "L'educazione è diventata, in maniera nuova, problema, un nodo, cioè, che sembra ogni giorno più difficile affrontare, un territorio assai cambiato e quasi sconosciuto".

È così che sempre più spesso oggi emerge la domanda: sappiamo ancora educare?

Credo che questo sia l'interrogativo che si pongono in tanti. Genitori, insegnanti, catechisti....

E' quasi paradossale, ma oggi, proprio in un'epoca di grande ricchezza culturale e disponibilità di conoscenze, gli adulti non sembrano esser più in grado di educare; sembra che ci sia una forma di aprioristica rinuncia. (diapo 2 assenzio di Degas). Si fa fatica a leggere i mutamenti sociali in atto. Ci si lascia piuttosto abbandonare alla logica del "così fan tutti". E le soluzioni sono spesso delegate ad altri, alla televisione, ad internet, al "fai da te".

Se oggi ci sono dei poveri questi sono i giovani, gli adolescenti e i preadolescenti perché non solo sono stati derubati del futuro, ma sempre più vengono sottratti alla guida di adulti capaci, in grado di mettersi al loro fianco, adulti che sono veri educatori e che non hanno paura di spendersi in autenticità, adulti che sanno porsi come punto di riferimento.

Così, la sfiducia nella vita, il mancato desiderio del futuro, la carenza di adulti disponibili e credibili, determinano inevitabilmente la crisi dell'educazione stessa.

Nell'attuale contesto, pertanto, l'educazione rappresenta una vera e propria sfida, che impegna, evitando falsi allarmismi, a ridelineare gli elementi imprescindibili che entrano in gioco nel processo educativo, nella dinamica di trasmissione e appropriazione dei valori, dei criteri di scelta e di interpretazione della realtà, nella formazione dell'identità e della fede.

Come porsi di fronte a questa sfida, a una realtà che offre poche certezze e più ostacoli?

Una conversione di fondo: la resilienza

Una prima scelta è quella di assumere quell'atteggiamento virtuoso che in psicologia è chiamato resilienza.

Per resilienza si intende la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi dolorosi, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. (diapo 3 samaritano di Van Ghog)

In campo pedagogico la resilienza è la capacità di trovare una soluzione efficace di fronte ad un cambiamento. È il coraggio di non mollare di fronte ad una situazione non prevista. Le persone resilienti sono coloro che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, gli ostacoli, i cambiamenti e a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

In altri termini, più vicini alla nostra vita di fede, al nostro compito di catechisti, la persona resiliente è quella persona che riesce a vedere questo momento di crisi educativa come un'opportunità e non, invece, come un infinito problema irrisolvibile. La persona resiliente è quella che non dispera, che non si chiude in sterili nostalgie di tempi che non torneranno più, che non considera sistematicamente il passato migliore del presente, ma è quella che vede e affronta la vita con speranza perché crede che il tempo che le viene dato è un dono di Dio, un kairos, un tempo di grazia, in cui è possibile incontrare Dio e farne esperienza. Il resiliente affronta la sfida dell'educazione con quella speranza affidabile che è l'anima dell'educazione e dell'intera vita, come ci ricorda Benedetto XVI nell'enciclica Spes salvi. Speranza, fiducia, ottimismo, sono le tre parole dell'educatore, del catechista di questo tempo.

Educare alla vita buona del vangelo

C'è anche un'altra cosa da fare in questo tempo se non vogliamo perdere la nostra capacità di educare: valorizzare l'ESSENZIALE.

Gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio ci invitano a scoprire il significato autentico dell'educare.

Il termine "educare" deriva dal latino e-ducere, letteralmente significa condurre fuori, quindi, liberare, far venire alla luce, fare in modo cioè che il bambino, il ragazzo, il giovane realizzi al meglio la sua unicità, sviluppando tutte le dimensioni che lo costituiscono.

Tale educazione non avviene come un'azione autonoma del soggetto, come se fosse un auto sviluppo, in cui ognuno si determina da solo. Né come una trasmissione di saperi e di linguaggi verso un soggetto passivo, senza offrirgli una capacità critica e autocritica.

Educare invece è un ARTE, è un rapporto vivo con le persone, ed esige pertanto intuizione, passione, capacità di creare relazioni profonde.(diapo 4 Primi passi di Van Ghog)

«Il processo educativo», scrivono i vescovi, "è efficace quando due persone si incontrano e si coinvolgono profondamente, quando il rapporto è instaurato e mantenuto in un clima di gratuità oltre la logica della funzionalità, rifuggendo dall'autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione" .

(diapo 5 Samaritana di Guercino) L'educazione avviene all'interno di una relazione, in cui si presuppone l'incontro tra un "io" e un "tu", tale da determinare un "noi". È un processo interrativo che vede in azione chi cresce, che è una sola persona, e chi educa, che è sempre un soggetto collettivo. Ma un simile processo, che impegna l'adulto a rendersi progressivamente superfluo, e l'educando ad acquisire una propria autonomia, avviene sempre all'interno di un orizzonte più ampio, sociale.

E d'altra parte, l'azione dell'educare fa sempre riferimento, implicitamente, ad un fine.

Nell'educare, infatti, c'è sempre un'intenzionalità. Verso quale modello educare? Come educare? Quale tipo di persona deve essere educata?

L'educazione è dipendente, in ultima analisi, consapevolmente o inconsapevolmente, dalla visione che si ha della vita, dalla risposta alla domanda: Chi è l'uomo? Ciò significa che a fondamento di un tipo di educazione, rispetto ad un altro, vi è una determinata antropologia.

Per i cristiani "educare" significa promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità in quanto soggetto in relazione secondo la grandezza della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino. Educare è portare a compimento la maturazione integrale della persona affinchè questa abbia una vita bella, buona e felice.

Educare al cuore della vita

(diapo 6 Incredulità di San Tommaso, Caravaggio) Il cristianesimo ha una specifica visione della vita, che trova la sua luce e il suo centro in Gesù Cristo, l'uomo nuovo, l'uomo perfetto, seguendo il quale si diventa più uomo (cfr. GS 41) ... (cfr. EVBV, capitolo II).

In Gesù Cristo, diceva Mons. Brambilla, vescovo ausiliare di Milano, risiede una precisa immagine e interpretazione dell'uomo, capace di incarnarsi nelle più diverse culture e contesti storici e di riconfigurarli secondo una nuova misura, più vera e più autentica, aiutando ogni cultura umana a liberarsi di ciò che non è conforme al valore e alla dignità della persona umana. Proprio questa immagine cristiana dell'uomo è il punto di riferimento fondamentale e decisivo dell'educazione cristiana: un'educazione che come tale è profondamente umana, anzi, è la meglio in grado, oggi come nel passato, di formare e far crescere la persona nella pienezza delle sue dimensioni. L'educazione cristiana (la catechesi) perciò è educare a pensare e vivere come Gesù!

Noi, nell'educazione, non camminiamo senza un orizzonte, senza una meta, senza un modello: l'orizzonte è il Vangelo; la meta è la vita piena, bella, buona e realizzata; il modello è la persona di Gesù Cristo.

È questa una questione che non riguarda solo le nuove generazioni o coloro che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo, sempre più numerosi anche nelle nostre terre, ma riguarda anche coloro che vivono da anni in un contesto tradizionalmente cristiano e che pur avendo ricevuto i sacramenti non hanno mai conosciuto e incontrato veramente Gesù Cristo. Sono gli adulti, quelli che noi incontriamo anche nelle nostre parrocchie, quelli che portano i loro figli a catechismo.

La catechesi come esperienza educativa di accompagnamento

(diapo 7 I discepoli di Emmaus, Caravaggio) Una delle dimensioni costitutive dell'essere umano è la dimensione religiosa, quella cioè che si pone il problema del "senso della vita" ... Non c'è educazione integrale senza prendersi cura della dimensione religiosa. La società consumista, nella quale si è immersi, spesso non favorisce, soprattutto nei giovani, l'assunzione matura e critica del problema del senso della vita, che fa cogliere la vita come mistero intimamente connesso al Trascendente (a Dio).

La catechesi, essendo educazione alla fede, è strettamente legata all'educazione integrale della persona. Al n° 39 degli Orientamenti si legge: "Ogni Chiesa particolare dispone di un potenziale educativo straordinario, grazie alla sua capillare presenza nel territorio. In quanto luogo d'incontro con il Signore Gesù e di comunione tra fratelli, la comunità cristiana alimenta un'autentica relazione con Dio; favorisce la formazione della coscienza adulta; propone esperienze di libera e cordiale appartenenza, di servizio e di promozione sociale, di aggregazione e di festa. La parrocchia, in particolare, vicina al vissuto delle persone e agli ambienti di vita, rappresenta la comunità educante più completa in ordine alla fede. Mediante l'evangelizzazione e la catechesi, la liturgia e la preghiera, la vita di comunione nella carità, essa offre gli elementi essenziali del cammino del credente verso la pienezza della vita in Cristo. La catechesi, primo atto educativo della Chiesa nell'ambito della sua missione evangelizzatrice, accompagna la crescita del cristiano dall'infanzia all'età adulta e ha come sua specifica finalità «non solo di trasmettere i contenuti della fede, ma di educare la 'mentalità di fede', di iniziare alla vita ecclesiale, di integrare fede e vita» . Per questo la catechesi sostiene in modo continuativo la vita dei cristiani e in particolare gli adulti, perché siano educatori e testimoni per le nuove generazioni."

Pertanto chi opera nella catechesi è a pieno titolo educatore in quanto facilitatore dello sviluppo integrale della persona. È accompagnatore della vita di fede, è facilitatore del processo dell'Iniziazione Cristiana.

La catechesi ha contemporaneamente un compito di educazione, di iniziazione e d'insegnamento. Educare evangelizzando ed evangelizzare educando.

E' così che il catechista configura il suo servizio come qualificato cammino educativo: da una parte aiutando la persona, il ragazzo, l'adulto ad aprirsi alla dimensione religiosa della vita e, dall'altra, proponendo il Vangelo come strumento in grado di penetrare e trasformare i processi di intelligenza, di coscienza, di libertà e di azione, così da fare dell'esistenza un dono di sé sull'esempio di Gesù Cristo.

Tutto ciò con la ferma consapevolezza che la migliore educazione passa attraverso la testimonianza della propria vita: è con l'esempio di sé che si dimostra la misura alta della vita cristiana, una vita di santità.

Percorsi di autentica educazione

Nonostante le indicazioni del Magistero sull'identità e finalità della catechesi, nella prassi i contenuti e le modalità della catechesi sono ancora molto "riduttivi": la maggior parte della catechesi è finalizzata quasi esclusivamente ai sacramenti; è indirizzata soprattutto ai fanciulli e ai ragazzi (divenendo spesso una catechesi infantile ed infantilizzante), rivolta più a trasmettere conoscenze religiose (dottrina-indottrinamento) che non ad educare alla fede.

Mi permetto quindi di suggerire alcune proposte di percorsi per un autentica educazione attraverso la catechesi.

Per i ragazzi:

Passare da una catechesi della ripetitività ad una catechesi della creatività

Vuol dire distaccarsi da una catechesi che risente di un modello culturale di perfetta organizzazione, fondato cioè su strumenti astrattamente prestabiliti e ripetuti nel tempo in base al rigido principio del "si è sempre fatto così", per passare a proposte nuove, che mettono al centro la persona, il ragazzo con le sue capacità e le sue possibilità di partecipare; proposte cioè capaci di generare una catechesi che riesca a pensare a modalità creative, che sappia aprirsi alla novità che è ciascuno, a quei talenti che restano impliciti.

Passare da una catechesi scolastica ad una catechesi esperienziale

Vuol dire aggiungere all'aspetto cognitivo anche l'aspetto emotivo, relazionale, volitivo, fisico ed empirico. Sono ancora troppe le catechesi che si riducono a semplice trasmissione di contenuti teorici e di verità di fede astratte, senza mai riuscire a far vivere autentiche esperienze di vita cristiana. Catechesi che vanno a nutrire la mente ma poco il cuore...o catechesi che sono bloccate nella rigidità di una tradizione storica radicata e che non conducono mai ad una vera iniziazione cristiana.

Per i genitori

Passare dalla dottrina alla scoperta

Dobbiamo investire sugli adulti. La nostra è ancora una catechesi puerocentrica. Non si può costruire il primo piano della fede se non abbiamo costruito le fondamenta, rappresentate dagli adulti e dai genitori in particolare.

E d'altra parte dobbiamo riconoscere che molti genitori non hanno un bel ricordo della catechesi...molti si sono allontanati per tanti motivi....si tratta pertanto di far vivere non più occasioni di formazione per dovere, ma occasioni di formazione per piacere, in cui si abbia la scoperta di un qualcosa che possa essere buono, utile e soddisfacente per la propria vita. Che sia plausibile e desiderabile.

Dal presentismo alla fedeltà

Oggi viviamo in un tempo in cui si riconosce solo ciò che è presente e non si vuol avere niente e a che fare né con il passato perché lo si pensa inutile, né con il futuro perché non offre grandi speranze. Oggi viviamo un epoca che rende onnipotente il presente: tutto è presente e conta solo ciò che può essere visto e vissuto "in tempo reale" ci si accontenta dell'immediato e di ciò che può essere sperimentato adesso.

È importante invece, nell'educazione, il ricordare (il riportare al cuore) ciò che è stato vissuto, ciò che è stato raccontato, le storie di vita, le biografie delle parrocchie, delle famiglie, le storie personali di cui siamo figli. È importante educare i genitori al racconto e a saper raccontare a sé stessi e ai propri figli la propria storia e anche la propria fede.

Ma è importante anche aiutare i genitori ad essere continuativi nella loro azione educativa. La costanza, la fedeltà, la pazienza sono virtù che si relazionano con il tempo e che ci ricordano che l'educazione è un processo che ha che fare con la forza umile della continuità, quella goccia che scava la pietra giorno per giorno.

Educare i genitori, gli adulti a sostare, a saper attendere fiduciosamente per togliersi dalla frenesia della precocità e della produzione.

Dal camminare senza bussola, all'intenzionalità

Educare i genitori che sono disorientati nel loro compito educativo, e che si trovano sempre più spesso a non essere in grado di dare qualità alla loro educazione o tentati di lasciar andare (permissivi), di non scontrarsi con le nuove generazioni...a ritrovare, attraverso il cammino di iniziazione cristiana dei propri figli, un'intenzionalità verso dei fini alti, verso degli ideali, verso un senso globale di sé stessi e della realtà, nonché verso l'esperienza liberante della continua ricerca della verità.

Dall'individualismo alla socialità

Un catechista è chiamato sempre più ad accompagnare i genitori a compiere quel delicato passaggio che li porta da uno stato di grande individualismo, di chiusura in sé stessi, sia da un punto di vista umano che di fede, ad una esperienza comunitaria, in cui la fede è vissuta all'interno della collettività. La comunità è alimento e sostegno. La fede si fortifica solo se vissuta nel raffronto con fratelli e sorelle che seguono il medesimo cammino. E' l'esperienza congiunta che assicura l'accoglienza e tende la mano a chi si allontana.

35° CONVEGNO DIOCESANO DEI CATECHISTI - Saluto del Vescovo

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Carissimi catechisti e animatori,

benvenuti a questo 35° Convegno diocesano dei catechisti. Vi saluto con affetto e con riconoscenza. Con le parole dell'apostolo Paolo, ringrazio Dio "per l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo" (1 Ts 1,3).

Questo 35° Convegno diocesano ha un titolo speciale: «Educare alla vita buona del Vangelo». E' il titolo che i Vescovi italiani hanno dato agli Orientamenti pastorali di questo secondo decennio del 2000. Ma è il titolo che anch'io ho dato – con una piccola modifica – al Progetto pastorale diocesano di questo triennio post-sinodale 2011-2014: «Educhiamo alla vita buona del Vangelo». Com'è nato questo Progetto? Che cosa propone?

1. Dal "dire" al "fare"

Negli anni 2008-2011 abbiamo vissuto insieme quella straordinaria esperienza ecclesiale che è il Sinodo diocesano: Esso ha chiamato la nostra Chiesa diocesana e tutti i fedeli:

- a verificare se il nostro modo di essere Chiesa e il nostro modo di annunciare il Vangelo risponde alle mutate esigenze dei tempi;

- a progettare un'azione pastorale che consenta alla nostra Chiesa di svolgere la sua missione in modo più fedele a Dio e più fedele all'uomo d'oggi.

Ora che il Sinodo è terminato, la nostra Chiesa diocesana, le nostre comunità parrocchiali e le nostre aggregazioni ecclesiali sono chiamate ad attuare gli orientamenti pastorali e le disposizioni pratiche che abbiamo delineato nelle Costituzioni Sinodali.

Ma dato che non è possibile attuare contemporaneamente tutte le scelte pastorali fatte con il Sinodo e descritte nelle Costituzioni Sinodali, i Consigli Presbiterale e Pastorale diocesani, riuniti in due sedute distinte nel mese di aprile 2011, dopo le Assemblee Vicariali, hanno indicato le scelte pastorali a cui dare la priorità nel triennio 2011-2014.

Innanzitutto hanno deciso di puntare in questo triennio all'obiettivo pastorale proposto dai Vescovi italiani per questo secondo decennio del 2000: "Educare alla vita buona del Vangelo".

In secondo luogo hanno proposto di concentrare questa azione educativa, in questo triennio, attorno alle famiglie, ai giovani ed ai poveri (l'attenzione ai poveri è richiesta soprattutto dal Consiglio Pastorale diocesano), dando la priorità, all'interno di questi "soggetti" nodali, agli ambiti pastorali che manifestano una particolare esigenza educativa:

1) per le famiglie: la loro formazione (fidanzamento e primi anni di matrimonio) e lo svolgimento del loro compito educativo;

2) per i ragazzi: la loro iniziazione cristiana con la partecipazione attiva della loro famiglia;

3) per i giovani: la loro educazione alla vita affettiva e al discernimento della loro vocazione;

4) per i poveri: l'educazione della comunità alla carità evangelica verso i poveri e verso i migranti, da accogliere, inserire, integrare, evangelizzare.

«Mettere la persona al centro costituisce il criterio fondamentale per ricondurre a unità l'azione ecclesiale, ma è anche una chiave preziosa per rinnovare in senso missionario la pastorale e superare i rischi del ripiegamento su di sé, che può colpire le nostre comunità» (cf. Nota dopo il Convegno Ecclesiale di Verona, 2007, n. 22).

Questo Progetto non aggiunge "cose nuove" da fare, ma vuole aiutarci a fare "in modo nuovo" ciò che facciamo già. Vuole aiutarci a stabilire con queste persone rapporti nuovi e ad attivare iniziative pastorali più adeguate alle esigenze dei tempi attuali: quei rapporti e quelle iniziative che abbiamo deciso insieme con il Sinodo diocesano!

2. "Prendersi cura" delle persone

Perché questa scelta? Perché anche la Chiesa di Adria-Rovigo assume nel triennio 2011-2014 questo obiettivo educativo? Ecco la risposta del Concilio Vaticano II nella dichiarazione Gravissimum educationis: «La santa madre Chiesa, nell'adempimento del mandato ricevuto dal suo divin Fondatore, che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di edificare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell'intera vita dell'uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione soprannaturale; essa perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo dell'educazione».

Il "prendersi cura" delle persone è uno dei compiti fondamentali della Chiesa, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente. Come Cristo si è incarnato "per noi uomini e per la nostra salvezza", così la Chiesa deve essere impegnata in favore del bene delle persone. Questo comporta una specifica responsabilità educativa: chiede alla Chiesa di educare le persone al gusto dell'autentica "bellezza" della vita.

Il senso e la bellezza della vita consistono nel camminare verso la pienezza dell'"uomo nuovo", nel diventare persone capaci di "donarsi" per amore. Questo è il fine dell'opera educa-tiva. Educare significa promuovere in ciascuno l'intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive.

3. Educare alla "vita buona"

Educare vuol dire promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità, in quanto soggetto in relazione, secondo la grandezza somma della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino. Educare vuol dire rendere la persona capace di "donarsi" per amore, di cooperare al bene comune e di promuovere la fraternità universale.

Il punto di arrivo di questa azione è lo sviluppo integrale della persona, la sua completa fioritura nell'intelligenza e nell' amore. L'educazione si caratterizza per l'apertura e la fiducia nella ragione e per l'interesse vero e gratuito verso l'altro. Essa contribuisce alla crescita del corpo sociale e offre per tutti un patrimonio finalizzato alla costruzione del bene comune (EVB n. 15). Perché la Chiesa italiana ha scelto questo obiettivo educativo?

Questa scelta educativa si pone in continuità con il percorso pastorale della Chiesa italiana nel post-concilio, segnato dal rinnovamento dell'evangelizzazione e dalla comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia (cf. i piani pastorali decennali). L'educazione fa parte integrante della evangelizzazione e della missione della Chiesa (cf. Gravissimum educationis).

4. Gli obiettivi dell'educazione alla "vita buona"

I fedeli cristiani per essere in grado di crescere nella vita di fede, hanno bisogno di essere sostenuti da una conoscenza personale del Vangelo, da un adeguato cammino di educazione della fede, da una partecipazione attiva e responsabile alla vita della comunità cristiana.

L'educazione cristiana delle persone ha un carattere globale che si può riassumere nelle seguenti mete educative:

1) formare dei cristiani che hanno come progetto unificante lo stile di vita di Cristo e rea-lizzano tale progetto grazie ai dinamismi della fede, speranza e carità;

2) far acquisire loro una solida spiritualità ecclesiale, cioè il senso di appartenenza e di corre-sponsabilità ecclesiale;

3) impegnarli nella realizzazione del Regno di Dio dentro la società; essere "sale" e "lievito" nel mondo.

5. Cristiani spiritualmente maturi

La prima meta da raggiungere nell'educazione cristiana delle persone è la loro progressiva iden¬tificazione con Gesù Cristo, accolto come "Unico Signore della vita". Questa identificazione è insieme dono e com¬pito: è frutto dell'azione dello Spirito ed è impegno delle persone.

Essa consiste nell'accogliere Cristo e il suo progetto di vita e strutturare la propria personalità in base a questo progetto, fino al punto di pensare come Cristo, di vedere le storia come lui, di giudicare la vita come lui, di scegliere ed amare come Lui (cf. RdC 38), fino al punto di poter dire con l'apostolo Paolo: "Non so¬no più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20).

Per crescere verso la maturità cristiana, il cristiano ha bisogno di rinnovare costantemente la propria ade¬sione a Cristo (specialmente nei momenti salienti della sua vita) e di "fondare" la sua fede in lui mediante l'approfondimento delle "ra¬gioni" del credere. La conversione va concepita come struttura portante di tutto l'edificio della fede personale.

Per crescere verso la maturità cristiana il cristiano approfondisce i contenuti della fede in modo organico e sistematico e in stretto rapporto con la vita; impara a coglierne il significato vitale, a integrare la fede nella vita quotidiana e a far fronte alle diverse crisi, cui la fede oggi è inevitabilmente sog¬getta. Per nutrire la sua vita di fede, egli vive nell'ascolto della Parola: un ascolto umile, disponibile, riconoscente; un ascolto che esige la preghiera personale.

6. Cristiani con una solida spiritualità ecclesiale

Il cristiano appartiene alla comunità ecclesiale dal giorno del suo battesimo. La natura "ecclesiale" della vita cristiana invita ogni cristiano a superare una concezione individualistica della fede e lo orienta verso una vita cristiana più solidale, più comunitaria; lo chiama a vivere la propria fede "con gli altri", in un movimento arricchente di condivisione e di solidarietà.

Il cristiano cresce nel senso di appartenenza ecclesiale quando mette i "ta¬lenti" ricevuti da Dio a servizio della comunità; quando li valorizza negli ambiti in cui è necessaria la sua collaborazione e lo fa in comunione con gli altri fratelli di fede; quando promuove rapporti di comunione reale e sincera tra i membri della sua co¬munità; quando sa mediare i conflitti che possono nascere nella comunità; quando partecipa attivamente al coordinamento dei vari momenti della vita ecclesiale.

Per crescere nel senso di appartenenza ecclesiale e per maturare una solida spiritualità ecclesiale il cristiano ha bisogno di essere educato a una concezione corretta della comunità ecclesiale, di saperla riconoscere non solo nella sua realtà storica, ma anche nella sua dimensione misteri¬ca. Per partecipare attivamente alla costruzione della comunità ecclesiale, il cristiano deve farsi carico degli obiettivi pastorali della comunità perseguirli con dedizione e con amore.

7. Cristiani al servizio del Regno di Dio

Cristo chiama i suoi discepoli ad essere cristiani nel mondo, capaci di riconoscere "tutto ciò che è vero, tutto ciò che è buono, che è giusto, puro, degno di essere amato e onorato" (Fil 4,8), di fare partecipi gli altri della propria fede operante nella carità (cf. Gal 5,6), di rendere partecipi gli altri delle ragioni della propria speranza (cf. 1 Pt 3,15).

Il cristiano non deve scivolare nello spiritualismo, né limitare il campo della sua presenza attiva nella società, ma deve essere proteso verso la realizzazione del Regno di Dio nel mondo. Deve saper accettare fino in fondo la logica dell'incarnazione e vivere concretamente la propria identità bat¬tesimale di "sale", di "luce", di "lievito" nella società. Egli non è pago della sua personale salvezza, ma paga la salvezza propria con l'altrui, cresce nella misura in cui fa crescere gli altri e nulla di ciò che è umano è a lui estraneo.

Per maturare questo senso di responsabilità verso gli altri e verso la società, il cristiano ha bisogno di essere educato ad una profonda attenzione alle persone e ai problemi della società e a parteci¬pare fattivamente alla loro soluzione, con lo stile di servi¬zio e di amore compassionevole di Cristo e con la capacità di dialogo critico-costruttivo con tutti.

Carissimi catechisti, ecco il compito che vi è affidato: educare le persone a una vita di fede matura, al senso di appartenenza ecclesiale, all'impegno attivo e responsabile nella società. Ma non siete soli a farlo: è lo Spirito di Dio che lo realizza attraverso di voi. Ce lo ricorda san Paolo: noi siamo i "collaboratori di Dio", chiamati a lavorare nel "campo di Dio" (1 Cor 3,9).

FORMAZIONE CATECHISTI

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Ecco tutti i documenti dei vescovi italiani che riguardano la formazione dei catechisti.

Particolarmente importante è la recente lettera Annuncio e catechesi per la vita cristiana (2010), che fà il punto della situazione a 40 anni da Il rinnovamento della catechesi (1970) e apre nuove prospettive. Importante per la riflessione nel gruppo catechisti.

Altrettanto utile è la LETTERA AI CERCATORI DI DIO (2009), destinata agli adulti, a coloro che sono in ricerca, a chi vuole riscoprire la propria fede e che può diventare un utile primo passo per incontrare un gruppo di genitori, un centro di ascolto zonale, ecc.

Si trova tutto qui.

UFFICIO CATECHISTICO

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L’Ufficio Catechistico (UCD) è l’organismo diocesano, al servizio delle comunità par­rocchiali e delle associazioni e movimenti ecclesiali, «con cui il Vescovo, capo della comunità e maestro della dottrina, dirige e presiede tutte le attività catechistiche della diocesi» (DGC 265), in tutte le sue espressioni e in tutti gli ambiti in cui questa si svolge. Esso inoltre coadiuva il Vescovo ed i Con­sigli diocesani nell’elaborazione del progetto pastorale e nell’attuazione delle iniziative catechistiche da esso previste. Esso ha il compito di: 

1. rilevare e verificare l’azione evangelizzatrice promossa dalla diocesi, dalle comunità par­rocchiali e da altre istituzioni e aggregazioni ecclesiali e precisamente: l’iniziazione cristia­na dei fanciulli, ragazzi, giovani e adulti; la formazione cristiana permanente dei giovani e degli adulti; la formazione dei catechisti e degli animatori; i sussidi per la catechesi;

2. approfondire i contenuti teologici che motivano, guidano e sostengono la pastorale catechistica e gli orientamenti pastorali dati a questo riguardo dalla CEI e dal Progetto diocesano;

3. rilevare i problemi sociali e culturali emergenti nel territorio e le esigenze che la pastorale dell’evangelizzazione deve soddisfare;

4. elaborare il programma annuale di attività, in sintonia con il progetto pastorale diocesano e d’intesa con gli altri Uffici pastorali, e promuoverne l’attuazione;

5. collaborare con i vicariati nell’attuazione delle attività catechistiche previste dal progetto diocesano o da programmi vicariali;

6. promuovere la formazione dei catechisti, in collaborazione con le scuole diocesa­ne di formazione per gli operatori pastorali;

7. verificare i criteri di scelta dei catechisti e coordinare le iniziative di formazione cristiana promosse da parrocchie, istituzioni, associazioni e mo­vimenti ecclesiali:

8. elaborare strumenti per lo svolgimento degli itinerari di iniziazione cristiana e di formazione cristiana permanente e per la formazione dei catechisti;

9. cooperare con l’Ufficio catechistico nazionale (UCN) e la Commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi (UCR);

In allegato lo Statuto e il Regolamento dell'Ufficio. 

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Vescovo Emerito Lucio

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