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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Solennità di San Bellino, Patrono della Diocesi - messa del mattino (San Bellino, 27 novembre 2017)

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Nella figura del Vescovo Bellino vediamo realizzati i tratti del buon pastore. Dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Il buon pastore offre la vita per le pecore», così il nostro patrono ha donato la sua vita per la chiesa che gli era stata affidata. Ha dato la vita non solo perché fu ucciso (verosimilmente perché la sua azione pastorale aveva disturbato qualche potente dell’epoca) ma anche perché non si risparmiò nel servire la chiesa in un tempo difficile, affrontando pure ostilità e persecuzioni per rimanere fedele al Papa e per difendere la libertà della chiesa dal potere secolare. San Bellino lavorò per la riforma della sua chiesa: in un’epoca in cui la chiesa era fortemente condizionata dalla tentazione del potere e della ricchezza di questo mondo, egli indicò la via del rinnovamento spirituale e dell’impegno pastorale. Celebrare la festa del nostro Patrono diventa allora motivo per una verifica del nostro essere pastori. Anche oggi, come accadde a San Bellino nel XII secolo, ci è affidato un popolo che per molti versi è smarrito e disperso. Nella proposta per l’anno pastorale ho cercato di delineare questa situazione di sofferenza e di disagio paragonandola a quella delle folle che seguivano Gesù: «Ciò che colpisce Gesù non è soltanto la mancanza di cibo ma il fatto che le persone “erano come pecore senza pastore”: la folla in altri termini non aveva una guida, un orientamento e quindi era divisa al suo interno, incapace di trovare una strada. E’ una situazione assai simile a quella che stiamo vivendo oggi. L’atteggiamento di Gesù è quello di chi si prende a cuore la sofferenza della folla e manifesta la sua vicinanza e partecipazione. Anche noi ci sentiamo chiamati ad essere una chiesa “umile”, che sta vicino alle persone e alle loro preoccupazioni e angosce e allo stesso tempo mostra un percorso e dona una speranza».

Come esercitiamo il nostro compito di pastori? Sappiamo essere vicini alla nostra gente e offrire loro parole di fiducia e di speranza?
Mi sembra ci possano essere utili alcune indicazioni che Papa Francesco ha ricavato dall’insegnamento di un grande parroco, don Primo Mazzolari, in occasione della visita alla sua tomba lo scorso mese di giugno. Papa Francesco, ispirandosi allo scritto di Mazzolari «Lettera sulla parrocchia» segnala tre rischi che ci impediscono di essere pastori secondo una prospettiva evangelica:
Il primo è «La strada del “lasciar fare”. E’ quella di chi sta alla finestra a guardare senza sporcarsi le mani - quel “balconear” la vita -. Ci si accontenta di criticare, di “descrivere con compiacimento amaro e altezzoso gli errori” del mondo intorno. Questo atteggiamento mette la coscienza a posto, ma non ha nulla di cristiano perché porta a tirarsi fuori, con spirito di giudizio, talvolta aspro. Manca una capacità propositiva, un approccio costruttivo alla soluzione dei problemi. Il secondo metodo sbagliato è quello dell’ “attivismo separatista”. Ci si impegna a creare istituzioni cattoliche (banche, cooperative, circoli, sindacati, scuole...). Così la fede si fa più operosa, ma – avvertiva Mazzolari – può generare una comunità cristiana elitaria. Si favoriscono interessi e clientele con un’etichetta cattolica. E, senza volerlo, si costruiscono barriere che rischiano di diventare insormontabili all’emergere della domanda di fede. Si tende ad affermare ciò che divide rispetto a quello che unisce. E’ un metodo che non facilita l’evangelizzazione, chiude porte e genera diffidenza. Il terzo errore è il “soprannaturalismo disumanizzante”. Ci si rifugia nel religioso per aggirare le difficoltà e le delusioni che si incontrano. Ci si estranea dal mondo, vero campo dell’apostolato, per preferire devozioni. E’ la tentazione dello spiritualismo. Ne deriva un apostolato fiacco, senza amore. “I lontani non si possono interessare con una preghiera che non diviene carità, con una processione che non aiuta a portare le croci dell’ora” Il dramma si consuma in questa distanza tra la fede e la vita, tra la contemplazione e l’azione».
Essere pastori secondo il Vangelo, sono sempre parole di Papa Francesco, vuol dire invece cercare di cambiare la chiesa e il mondo attraverso l’amore appassionato e la dedizione incondizionata». Per l’intercessione di San Bellino chiediamo dunque di poter amare appassionatamente questa terra e l’umanità che la abita. Gesù dice «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso».  Non temiamo allora di offrire la nostra vita: l’amore del Padre sarà la nostra forza e la nostra ricompensa!

 

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