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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Solennità di Ognissanti

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Cari amici,
oggi non celebriamo tanti santi messi assieme, quasi avessimo bisogno di recuperare un’occasione per ricordare quanti non hanno trovato posto nel calendario, piuttosto oggi celebriamo qualcosa di più profondo: la comunione dei santi.
Nel credo che recitiamo durante la messa diciamo: «credo la santa chiesa cattolica, la comunione dei santi». Non a casa la comunione dei santi è menzionata subito dopo la chiesa: la chiesa infatti non è costituita solo da chi è ancora in cammino qui sulla terra, ma anche da quanti hanno già raggiunto la meta e dopo aver attraversato al soglia della morte partecipano della pasqua del Signore. Ad essi noi ancora in cammino siamo legati dal vincolo della carità: è la carità, cioè l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che li fa solidali con noi.
E’ importante fermarci a contemplare questa parte della Chiesa (la Chiesa “celeste”) perché ci aiuta a capire meglio la nostra identità di cristiani e la nostra chiamata. Il “cielo” non è solo un privilegio di alcuni è la meta a cui tutti siamo diretti. La santità non è una prerogativa di alcuni, ma la vocazione comune ad ogni cristiano. E’ questa un’affermazione da prendere sul serio, mentre la nostra tentazione è quella di dire «Ma io non sono santo ….»

Dice san Giovanni nella sua prima lettera, da cui è stato tratto il brano della seconda lettura: «Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere figli di Dio e lo siamo realmente!». Quello che siamo, la nostra identità, dipende dall’amore del Padre: Lui ci ha amati e continua a sostenerci con il suo amore. La santità è proprio questo: corrispondere all’amore di Dio, vivere da figli seguendo l’esempio e la parola di Gesù nostro fratello. Dio Padre infatti è il Santo, ma la ha condiviso con noi la sua santità: noi siamo santi perché Dio ci fa santi. Da soli senza il suo amore non potremmo farci santi. Ed è attraverso la santità dei cristiani che Dio continua ad essere presente nel mondo. Dio si fa incontrare attraverso i cristiani che vivono il Vangelo: è la santità dei cristiani il segno della presenza di Dio nel mondo. Sappiamo quanto il mondo ha bisogno di Dio: i drammi dell’umanità nascono proprio dalla mancanza di Dio, dall’ateismo non solo teorico ma soprattutto pratico. Per questo c’è bisogno di santi che riportino Dio in questo mondo affinché Lui possa donare la salvezza all’umanità.
Guardare ai santi del cielo vuol dire allora riscoprire la nostra chiamata a farci santi: non dobbiamo limitarci a quello che siamo, con i nostri peccati e le nostre debolezze, ma dobbiamo guardare alla speranza che la promessa di Dio ci offre: «ciò che saremo non è stato ancora rivelato» sappiamo però che «saremo simili a Lui e lo vedremo così come Egli è». Coltivare questa speranza ci mette in cammino: «chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso come egli è puro».
Camminiamo dunque sulla strada che hanno tracciato per noi i santi, nostri fratelli maggiori, intercessori ed amici. Desideriamo di vedere assieme a loro il volto di Dio e viviamo nello spirito delle beatitudini per ottenere un giorno quanto Dio promette ai suoi servi fedeli.

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