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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Si è spento all'età di 89 anni mons. Vincenzo Polo, Canonico della Cattedrale

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All'età di 89 anni, si è spento mons. Vincenzo Polo, Canonico della Cattedrale.

Era nato il 5 giugno del 1928 ad Anguillara Veneta per poi trasferirsi a Bellombra.
Mons. Polo ha ricoperto in Diocesi diversi ruoli, fino al luglio 1976 quando è stato nominato arciprete della parrocchia di San Biagio di Lendinara, che ha guidato per oltre trent'anni.
Nel 2006 l'amministrazione comunale lendinarese gli ha conferito la cittadinanza onoraria, per l'impegno che aveva dimostrato nella crescita umana, spirituale e culturale della propria chiesa e dell'intera comunità lendinarese.
Si è spento la sera del 2 maggio presso la "sua" Lendinara.

Ecco le parole del Vescovo Pierantonio, durante la messa esequiale di sabato 6 maggio.

Celebriamo le esequie del nostro fratello don Vincenzo nel sabato della 3° settimana di Pasqua, nel tempo liturgico in cui la Chiesa ci invita ripetutamente a cantare l’Alleluia. Pensando all’amore di don Vincenzo per la musica e in particolare per il canto sacro, ritengo che il modo più bello per accompagnarlo in quest’ultimo passaggio della sua vita sia proprio cantare per lui e con lui l’Alleluia, il canto della vittoria della vita sulla morte. Sono convinto che questo nostro fratello è andato incontro alla morte con la consapevolezza di vivere la Pasqua del Signore. Lui si era preparato a questo momento con grande spirito di fede. Avendolo visitato più volte in questi mesi di malattia, mi sono accorto che, rendendosi conto che la morte di avvicinava, aveva deciso di sistemare tutte le sue cose, in modo da farsi trovare pronto quando sarebbe arrivato il momento. Ne parlava con quella semplicità, oserei dire di bambino che lo contraddistingueva. Da uomo di fede sapeva che oltre la morte il Signore ci prepara una festa, come annuncia la profezia di Isaia sentita nella prima lettura. In Cristo poi anche noi riceveremo la vita, perché Lui è risorto perché anche noi risorgiamo con lui. Don Vincenzo, che ha celebrato ogni giorno per ben 65 anni l’eucaristia, aveva ben presente la promessa di Gesù: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» promette Gesù.
Nei 65 anni di ministero don Vincenzo ha prestato il suo ministero come cappellano a Fiesso Umbertiano, S. Sofia di Lendinara, S. Francesco in Rovigo. Per un paio d’anni è stato anche vicedirettore del Collegio dell’Angelo Custode. Fu parroco a Bottrighe per 16 anni e poi per 34 anni a San Biagio di Lendinara. Canonico in Cattedrale ad Adria, negli ultimi anni prestò il suo servizio come confessore al Santuario del Pilastrello.
Aveva una grande considerazione del sacerdozio: considerava un grande dono la sua vocazione e la possibilità che gli era stata data di servire i fratelli nel ministero. Lo si coglie molto chiaramente in quanto ha scritto in occasione del 60° di sacerdozio nel bollettino della parrocchia di S. Biagio: «L’ordinazione sacerdotale che 60 anni fa ricevetti dal Signore tramite il Vescovo mi portò il prezioso dono del sacerdozio che è un grande dono alla Chiesa e al mondo. Ah caro Seminario, aiuola benedetta dove adagio adagio fiorivano le nostre vocazioni! Luogo santo dove regnavano studio, preghiera, sacrificio; dove si stavano formando i nostri spiriti in vista della grande missione della salvezza delle anime».
L’amore per la musica sacra ha accompagnato tutto il ministero di don Vincenzo: ricordo che la prima volta che lo incontrai, mi lasciò un cd con la registrazione di una messa cantata dal coro da lui diretto. Ora don Vincenzo può cantare l’Alleluia in cielo. Con Sant’Agostino anche noi sentiamo il richiamo di quell’Alleluia, di cui i nostri Alleluia sono solo una pallida copia. «O felice quell`alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell`ansia, mentre lassù nella tranquillità. Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo l`Apostolo, alcuni che progrediscono si, ma nel male. Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina» (S. Agostino, Sermone 256).


 

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