• DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
 

DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Omelia del Vescovo Pierantonio per il CONFERIMENTO DEI MINISTERI DEL LETTORATO E DELL’ACCOLITATO

E-mail Stampa PDF

Il quarto Vangelo si serve dell’immagine di Gesù come il Pastore buono (letteralmente: bello) per aiutarci a comprendere da un lato il mistero della morte e della risurrezione di Gesù dall’altro il rapporto che si crea tra i discepoli e Gesù Risorto. Gesù infatti è il pastore buono perché «dà la propria vita per le pecore»: lui infatti «ha il potere di darla e di riprenderla di nuovo».
Nel testo di Giovanni ci colpisce il modo in cui Gesù presenta se stesso attraverso l’immagine del pastore: «Io sono il buon pastore». Gesù è l’unico pastore veramente buono, anzi è lui il pastore di cui parlavano i profeti. In lui infatti si manifestano la grandezza e la tenerezza dell’amore di Dio.
Proprio perché ama le sue pecore fino a dare la vita per loro, Gesù è il pastore «che conosce le sue pecore e le sue pecore conoscono lui». E’ una conoscenza di amore, personale ed irripetibile che permette di penetrare il mistero di ognuno, di riconoscersi reciprocamente.

Contemplando l’immagine di Gesù buon pastore, viene spontaneo fare nostro quanto scrive Giovanni nella sua prima lettera (2° lettura): «vedete quale grande amore ci ha dato il Padre da essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente». Questa intima relazione che ci unisce a Gesù come le pecore al pastore ci apre la via che porta al cuore stesso di Dio: ci rende figli nel Figlio. Sta a noi seguire questo pastore buono, accorgersi del suo sguardo pieno di compassione che ci raccoglie nell’unità; sta a noi cogliere la sua voce, ascoltando ogni giorno la sua parola che ci chiama alla vita; sta a noi lasciarci condurre per il cammino che lui ci mostra: un cammino che ci conduce fuori dalla nostra ristrettezza e dai nostri limiti, un cammino che ci fa crescere e che ci educa, che ci apre sempre nuovi orizzonti.

Credere in Gesù Risorto allora vuol dire affidarsi a lui, fare che lui diventi la guida della nostra vita. In altri termini se ci affidiamo a Gesù ed entriamo in un rapporto intimo e personale con lui «non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina». «Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, personale ed ecclesiale, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto e che, mentre ci permette di far fruttare i nostri talenti, ci rende anche strumenti di salvezza nel mondo e ci orienta alla pienezza della felicità» (Papa Francesco, Messaggio per la 55° Giornata Mondiale per le Vocazioni).
 

Il Signore non si impone con la forza, lui ama parlare in modo discreto, quasi sottovoce, per rispettare la nostra libertà: ecco allora l’importanza di ascoltare. Solo in un clima profondo di ascolto, imparando a fare silenzio attorno ma soprattutto dentro di noi, possiamo percepire la voce del Signore. Oggi ciò è ancora più difficile che in passato: penso al «bombardamento» di informazioni, messaggi, suoni che riempie le nostre giornate grazie ai mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione. Scrive Papa Francesco nel Messaggio per questa giornata delle vocazione: «Al chiasso esteriore, che talvolta domina le nostre città e i nostri quartieri, corrisponde spesso una dispersione e confusione interiore, che non ci permette di fermarci, di assaporare il gusto della contemplazione, di riflettere con serenità sugli eventi della nostra vita e di operare, fiduciosi nel premuroso disegno di Dio per noi, di operare un fecondo discernimento».
L’ascolto porta al discernimento, cioè a quel processo spirituale che ci permette di cogliere il disegno di Dio sulla nostra vita: è un tema caro a papa Francesco che nel prossimo Sinodo dei Vescovi ha chiesto a tutta la chiesa dir riflettere su come aiutare i giovani a compiere quel discernimento vocazionale che è essenziale per la loro crescita umana e cristiana.
Non basta ascoltare e discernere occorre anche vivere, cioè passare alla risposta generosa e senza riserve: il Signore ci chiama oggi, qui e ora e attende una risposta oggi, non domani.
E’ nel contesto di questa giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che collochiamo il conferimento dei ministeri a quattro giovani del nostro seminario diocesano. Essi hanno ascoltato la chiamata, hanno operato un discernimento e ora stanno vivendo la loro risposta. Anche la tappa di questa sera infatti dice la loro decisione di seguire il Signore e di lasciarsi configurare a lui per poter diventare pastori del popolo di Dio. Preghiamo il Signore perché accompagni questi giovani nel loro cammino e li aiuti a lasciarsi modellare dalla Parola e dall’Eucaristia, di cui diventano ministri come lettori e come accoliti.

Duomo di Rovigo – 22 aprile 2018

Tu sei qui: Equipes dei consulenti Equipe accoglienza e affido