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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per S.Francesco, compatrono della Città di Rovigo

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Festeggiare il patrono non è solo una formalità esteriore, un rito da adempiere ma che non tocca la nostra vita di ogni giorno. Fare festa al Santo patrono richiede di prendere sul serio il suo messaggio e il suo esempio di vita, in particolare quando si tratta del patrono di una comunità, come è il caso di San Francesco per la nostra Città di Rovigo. Questa celebrazione è quindi per tutti noi occasione per una verifica e un’assunzione di responsabilità.
San Francesco è una figura che ha inciso profondamente sulla vita sociale del suo tempo: egli non ha fatto altro che vivere il Vangelo alla lettera (“sine glossa”) e in questo modo ha dato origine ad un movimento spirituale che ha contagiato la società del suo tempo e ha continuato ad agire anche nei secoli successivi fino al nostro tempo.
Francesco, uomo della fraternità e della pace, propone anche oggi il modello di una società fraterna e riconciliata, dove la ricerca del successo e del potere lascia il posto all’umiltà e al servizio.
Ci chiediamo pertanto quale città stiamo costruendo. Possiamo confrontarci con l’immagine di città che il Papa ha descritto sabato nel discorso rivolto ad una rappresentanza dei sindaci italiani: “È una città che non ammette i sensi unici di un individualismo esasperato, che dissocia l’interesse privato da quello pubblico. Non sopporta nemmeno i vicoli ciechi della corruzione, dove si annidano le piaghe della disgregazione. Non conosce i muri della privatizzazione degli spazi pubblici, dove il ‘noi’ si riduce a slogan, ad artificio retorico che maschera l’interesse di pochi”. E’ questa la città che vogliamo costruire?
Per costruire questa città è necessario da parte di tutti l’impegno e lo spirito di servizio, che si traduce non solo nel rispetto delle leggi ma anche nell’impegno sociale e politico. La partecipazione all’attività politica e amministrativa, anche solo attraverso la conoscenza dei problemi e la loro discussione, è un modo per mettere in pratica il Vangelo: “forma esigente della carità” definiva Papa Paolo VI la politica.

La denuncia di forme deviate dell’impegno politico segnate dalla corruzione, ha avuto la conseguenza di far crescere negli ultimi anni la disistima per la politica: la nostra epoca sembra segnare il trionfo dell’antipolitica. C’è il rischio concreto che si finisca per impegnarsi in politica solo per perseguire un interesse personale o di un gruppo particolare, perdendo di vista il senso autentico e alto dell’impegno politico. Proprio per questo ci rendiamo conto che questo è il tempo per riscoprire nella sua forma più alta la politica, intesa come arte della “polis”, arte cioè di costruire la città. Fare politica non è affatto un modo per perseguire gli interessi individuali o di un gruppo, ma è costruire il bene comune, attraverso la sintesi degli interessi singolari in una prospettiva più ampia che li ingloba e li trascende. La politica poi serve a indicare una speranza e ci permette di credere in un futuro per noi e per la nostra comunità. Noto a questo proposito che la percezione di non avere un futuro e il conseguente senso di scoraggiamento e di pessimismo nasce anche dal deficit di un’azione politica capace di indirizzare le risorse della nostra società verso obiettivi condivisi.
San Francesco mostraci una strada, fatta di umiltà e fortezza allo stesso tempo. Insegnaci a cercare gli umili e i poveri, a praticare la riconciliazione e il perdono e a condividere le nostre risorse per un progetto comune.
San Francesco proteggi questa Città di Rovigo e donaci la forza per continuare a sognare una comunità intessuta di relazioni di fraternità e comunione.

Vescovo Emerito Lucio

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