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MEMORIA LITURGICA DELLA BEATA MARIA BOLOGNESI - 30 gennaio

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Ci ritroviamo anche quest’anno a celebrare l’eucaristia nella memoria liturgica della Beata Maria Bolognesi in questa chiesa dove ricevette il battesimo e dove riposano le sue spoglie mortali.
La preghiera di colletta ci invita a guardare alla Beata come a «un sublime esempio di carità e di pazienza». La sua grandezza non dipende da opere grandi secondo i criteri del mondo, ma da un’esistenza provata fin dalla più tenera età da privazioni e sofferenze di ogni genere, affrontate con la forza della fede e dell’amore per il Signore. Maria Bolognesi infatti, povera da un punto di vista umano, ha avuto la grazia di poter vivere una speciale forma di intimità con il Signore, a cui si sentiva legata da un vincolo sponsale, come la liturgia evidenzia proponendo nella messa della memoria due brani biblici che fanno riferimento all’immagine sponsale.
Tra i tanti aspetti che potremmo ricordare della santità di Maria Bolognesi, vorrei oggi sottolineare la sua vocazione a collaborare per la salvezza delle anime e in particolare per la santificazione dei sacerdoti.
Ho usato di proposito il termine «vocazione», perché l’impegno di Maria a pregare a ad offrire le sue sofferenze per la santificazione dei sacerdoti è la risposta ad una chiamata che ricevete al Signore. Leggiamo nei suoi Diari che agli inizi del 1944 le apparve in sogno Gesù agonizzante coperto di sudore di sangue e le chiese di pregare molto per la conversione dei peccatori e la santificazione dei sacerdoti. La preghiera e l’offerta per la santificazione dei sacerdoti è un tratto caratteristico della sua spiritualità: un tratto che ritengo importante riproporre perché quanto mai importante anche nel nostro tempo.
Prendersi a cuore la santificazione dei sacerdoti, infatti, è sentire che i ministri della Chiesa ci appartengono, sono parte di noi e in qualche modo la loro santità dipende anche da noi. La chiesa infatti è il Corpo di Cristo e le varie membra sono intimamente unite, così che l’una dipende dalle altre. Così nel corpo della Chiesa laici e ministri sacri sono intimamente uniti e possono, anzi debbono, sostenersi a vicenda nel corrispondere alla vocazione che il Signore ha donato a ciascuno.
Se è più facile percepire l’aiuto che i sacerdoti devono dare ai laici, non deve essere trascurato anche il sostegno, non solo materiale, ma anche spirituale con cui i fedeli devono aiutare i sacerdoti. Anche loro infatti sono discepoli in cammino, uomini peccatori e hanno bisogno dell’aiuto della Grazia di Dio per mantenersi fedeli alla chiamata ricevuta e poter servire il Popolo di Dio. Di fronte alle loro debolezze la risposta non è lo scandalo e la critica, ma la sollecitudine fraterna, che si esprime innanzitutto nella preghiera di intercessione e, se è il caso, nella correzione fraterna fatta con umiltà e amorevolezza.
Maria Bolognesi ha conosciuto anche le debolezze dei sacerdoti, talvolta anche si è sentita non compresa da alcuni, ma ha sempre saputo reagire con la preghiera e con l’offerta delle proprie sofferenze, mai lasciandosi andare alla polemica o alla tentazione di creare divisione nella comunità cristiana.
Spesso mi capita di ricevere lamentele nei confronti dei sacerdoti, il più delle volte per fatti banali, qualche volta per qualche incomprensione o per mancanza di tatto e di discrezione mi colpisce vedere come da parte dichi mi interpella, il sacerdote sia visto come una «controparte», qualcuno che mi deve un servizio che va fatto come io lo voglio. Questo atteggiamento crea tensioni e fa soffrire i sacerdoti, che si sentono considerati come degli «avversari» da piegare al proprio volere. Il clima che ne deriva nella comunità non è di corresponsabilità, ma di opposizione e freddezza. Abbiamo bisogno di imparare da Maria Bolognesi ad accogliere i sacerdoti come fratelli da aiutare e sostenere, anche compatendo i loro limiti e le loro debolezze, facendoci collaboratori delle loro e nostra santificazione.

Chiesa parrocchiale di Bosaro – 30 gennaio 2018

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