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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti

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Fa parte della nostra esperienza umana vivere il distacco dalle persone care a motivo della morte. Potremmo descrivere la nostra vita come un viaggio in cui progressivamente quanti camminano con noi si staccano e ci lasciano soli. E’ umano il desiderio di conservare comunque dei legami con loro e sentiamo come un dovere custodire il loro ricordo e la riconoscenza per il bene che abbiamo ricevuto.
E’ proprio a partire dagli interrogativi che la morte delle persone care suscita in noi, che possiamo accogliere l’annuncio cristiano. Noi non possiamo rassegnarci al pensiero che la morte sia la fine di tutto e il Dio che Gesù è venuto a rivelarci viene incontro alla nostra domanda di una vita più forte della morte. Il Dio di Gesù Cristo è un Dio amante della vita, che non vuole perdere nessuno dei suoi figli. Come dice Gesù: «questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno». E’ in forza dell’amore di Dio, che si è manifestato nella morte e risurrezione del suo Figlio, che noi possiamo guardare alla morte come ad un passaggio verso la vita, una vita altra rispetto a quella terrena, ma non per questo meno reale.
Per chi crede nel Dio di Gesù Cristo, la morte non è l’ultima parola della vita degli uomini, la fine di tutto: è solo la porta che apre il passaggio ad una vita nuova, altra rispetto a quella terrena. Noi sappiamo, come dice Giobbe, che il nostro redentore è vivo e che ultimo si ergerà sulla polvere.

In questa prospettiva anche i nostri cari defunti sono dei viventi con cui possiamo ancora coltivare un rapporto di comunione, sia pure in forme diverse da quando ancora erano tra noi. Essi vivono in Dio e pertanto il nostro rapporto con loro passa attraverso il rapporto che noi abbiamo con Dio: più avanziamo nella conoscenza di Dio e ci uniamo a lui più possiamo sperimentare anche la comunione con i nostri fratelli defunti.
Ho accennato all’inizio come la pietà verso defunti sia un’esperienza umana importante: se mancasse una comunità sarebbe impoverita prima ancora che dal punto di vista religioso da quello umano. Come cristiani non possiamo limitarci alla dimensione umana, pure preziosa, dobbiamo vivere nella dimensione della fede anche il rapporto con i nostri cari defunti. Non basta portare fiori sulle tombe, custodire i ricordi dei nostri cari nelle nostre case, occorre che viviamo con loro la comunione dei santi, quel rapporto profondo che si radica in Dio e che diventa condivisione e scambio dei beni spirituali. Uno scambio che diventa particolarmente necessario per quanti devono ancora compiere il percorso della loro purificazione. Tra le varie modalità per vivere la comunione con i nostri defunti, il primo posto spetta alla preghiera di suffragio: è la preghiera il modo che noi abbiamo per comunicare con loro attraverso la nostra unione con Dio. Ciò avviene anche attraverso la nostra partecipazione alla messa, che è la forma più alta di preghiera: rivivendo il mistero pasquale di Cristo noi attraverso il sacramento entriamo già nella vita di Dio in cui i nostri cari sono già in pienezza.
Occorre che comprendiamo nel loro vero significato anche alcune prassi legate al suffragio quali l’uso di dire i nomi dei defunti durante la messa, di dare un’offerta perché la messa venga celebrata per uno o più defunti.
Il ricordo dei defunti ci aiuti a entrare sempre più profondamente nel mistero pasquale di Cristo che è il centro della nostra fede: è la fede pasquale che ci permette di guardare la morte con la speranza che non delude, quella speranza fondata sul fatto che Dio ha dato per noi il suo Figlio fino alla morte di croce.

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