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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Don Pino (Giuseppe) Fogagnolo nella luce eterna del Padre

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Don Giuseppe (don Pino, per tutti) Fogagnolo - di anni 85 - ha chiuso oggi, 13 giugno, festa di S.Antonio - la sua lunga giornata terrena, spesa nel servizio in Cattedrale ad Adria, a Frassinelle S. Maria Assunta (inviato nel lontano 1959), al "don Bosco" in Commenda (per oltre 10 anni) e nelle varie caserme rodigine con le Forze Armate (Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Guardia di Finanza). Da ricordare anche la sua attività di insegnante di Religione Cattolica (specie alla Ragioneria) e la collaborazione al "Centro Aiuto alla Vita".

Era stato ordinato il 26/6/1955. Per lui, dunque, oltre 60 anni di messa e dedizione encomiabile alla comunità cristiana diocesana. 

Ecco le parole del Vescovo Pierantonio durante la liturgia funebre dello scorso 16 giugno, nella Chiesa della Commenda.

Il saluto che desideriamo dare al nostro caro don Giuseppe è segnato dalla speranza cristiana, che viene espressa in modo particolare nell’eucaristia che celebriamo. Nella fede sappiamo che la morte non è l’ultima parola. Come abbiamo sentito nella prima lettura, Dio ha promesso di eliminare la morte per sempre e per questo ha mandato nel mondo il suo Figlio, pane vivo disceso dal cielo. Dice Gesù: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» Come non possiamo pensare che questa promessa si compirà per questo nostro fratello che per ben 62 anni ha celebrato l’eucaristia e si è nutrito della carne e del sangue del Signore?

Don Giuseppe, infatti, era stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1955. Fu Cappellano nella Parrocchia della Cattedrale in Adria, Vicario economo e Parroco di S. Maria Assunta di Frassinelle, Direttore per una decina d’anni del Centro “Don Bosco” e quindi assistente spirituale dei vari corpi delle forze armate presenti in Diocesi. Per molti anni fu anche insegnante di religione nella scuola pubblica e collaboratore pastorale nella Parrocchia della Madonna delle Rose.
Don Giuseppe si è distinto per la sua personalità forte e per la sua preparazione culturale. Era uomo capace di entrare in relazione con le persone, capacità che ha messo a frutto in particolare nel suo ministero di cappellano delle forze armate. Era sensibile alle situazioni di sofferenza, come dimostra il sostegno dato da sempre all’ANDOS (Associazione Donne Operate al Seno), al Movimento per la Vita e al Centro Aiuto alla Vita..
Durante tutta la sua vita don Giuseppe si è speso nel ministero sacerdotale: non si è limitato a compiere dei riti, ma ha cercato di fare della sua vita un dono di amore, andando incontro ai fratelli che il Signore gli concedeva di incontrare. Egli non solo si è nutrito della carne e del sangue del Signore nel sacramento dell’Eucarestia, ma si è sforzato di lasciarsi trasformare da questo cibo, in modo da diventare lui stesso come un buon pane da offrire ai fratelli: un buon pane costituito dall’amicizia sincera, dalla parola profonda e appassionata, dall’interessamento generoso per chi viveva una qualche forma di sofferenza.
L’eucaristia trasforma la nostra vita e ci rende capaci di accogliere in noi la vita di stessa di Dio. Per questo Gesù ci dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Possiamo già fin d’ora nella fede entrare nella vita eterna se ci lasciamo trasformare dall’eucaristia che celebriamo e facciamo ogni giorno dono di noi stessi a Dio e ai fratelli. L’esempio e l’insegnamento che don Giuseppe ci lascia, ci siano di aiuto a sentire che la vita eterna non è un’illusione, ma una promessa che già da ora possiamo sperimentare nella misura in cui seguiamo Gesù e mettiamo in pratica la sua Parola.

 

 

 

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