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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Il 24 marzo: giornata di preghiera e digiuno dei martiri missionari

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Questa veglia, che è giunta al 25° anno, non è solamente una doverosa memoria dei nostri fratelli che hanno dato la vita per amore di Cristo e del Vangelo, ma è anche occasione preziosa per ricordarci il legame profondo che sussiste tra la testimonianza e l’annuncio del Vangelo, da una parte, e la prova della sofferenza e della persecuzione dall’altra. Ne è prova del resto la stessa parola “martire”, che nel suo significato originario si riferiva al testimone ed è passato poi ad indicare chi, a motivo della sua fede in Cristo, viene ucciso.

Quale testimonianza più alta ci può essere di seguire Gesù fino al dono totale di sé, rivivendo nella propria carne la sua morte? Il libro degli Atti degli Apostoli ci descrive la morte del primo martire, il diacono Stefano, riprendendo alla lettera le stesse espressioni usate da Luca nel suo Vangelo per narrarci la morte di Gesù: è un modo molto bello e significativo per insegnarci che ogni cristiano che si consegna alla morte per amore di Gesù e del Vangelo, partecipa della sua Pasqua di morte e resurrezione.

Ricordare i nostri fratelli martiri ci ricorda che Gesù è il Signore e davanti a Lui anche il bene della nostra vita terrena è relativo, anzi, perché la nostra vita sia riuscita veramente, dobbiamo accettare di perderla per Lui.

Accogliere l’invito di Gesù ad essere testimoni, significa quindi sempre mettere in conto la prova della sofferenza e della persecuzione. Anche se non ci verrà chiesto il martirio, nel senso di morire per essere fedeli al nostro Signore, dobbiamo sapere che professare la fede ci riserverà anche momenti di incomprensione, di sofferenza, di emarginazione e che sarà proprio allora che dovremo credere, cioè mostrare concretamente che l’amore di Dio vale per noi più di ogni altro bene umano. Sarà allora che sperimenteremo la forza e la consolazione dello Spirito e scopriremo il lievito nascosto che permette al Regno di Dio di crescere e svilupparsi dentro la storia dell’umanità.

Anche il nostro è un tempo di martiri: in varie parti del mondo comunità e singoli soffrono persecuzione. Non solo preti, religiosi e religiose, ma anche fedeli laici rischiano la vita solo perché cristiani. Vogliamo ricordare tra gli altri i nostri fratelli del Medio Oriente, in particolare i cristiani della tormentata Siria e della città martire di Aleppo. Innalziamo al Signore la nostra fervente preghiera perché li liberi dal pericolo e perché doni anche a noi coerenza e fedeltà per essere cristiani veri, capaci di far trasparire nella propria vita la forza e la luce del Vangelo.

+ Pierantonio

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