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VEGLIA DI PREGHIERA PER LA FESTA DEL LAVORO

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Il Vescovo Pierantonio interviene presso la TMB di Ceregnano

Il nostro trovarci assieme questa sera in questa azienda desidera essere un segno di vicinanza e di partecipazione della nostra chiesa diocesana al mondo del lavoro. Non è l’unico segno di questo tipo: negli ultimi mesi abbiamo cercato di richiamare la comunità cristiana, innanzitutto, e poi l’opinione pubblica all’importanza di una riflessione sul tema del lavoro. L’annuale convengo sociopolitico è stato dedicato al tema “Giovani e lavoro”, a cui è seguito un corso di formazione che ha approfondito con l’aiuto di esperti di valore le varie problematiche del lavoro oggi. Soprattutto ci sentiamo impegnati in questo momento storico a ricordare e a testimoniare il legame profondo tra il lavoro e la persona umana del lavoratore. Il lavoro non è una merce e neppure solo uno strumento per poter consumare. Scrivono i Vescovi italiani nel messaggio preparato per la festa del 1° maggio di quest’anno: «La quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro. I due imperativi del benessere del consumatore e del massimo profitto dell’impresa hanno risolto il problema della scarsità dei beni e delle risorse necessarie per investimenti, innovazione e progresso tecnologico nella nostra società. Ma hanno finito per mettere in secondo piano le esigenze della dignità del lavoratore indebolendo il suo potere contrattuale, soprattutto nel caso delle competenze meno qualificate».  

La persona del lavoratore, la sua dignità, i suoi diritti devono pertanto essere messi al centro: ne va della tenuta stessa della nostra società, perché – sono parole di Papa Francesco all’Ilva di Genova nel maggio dello scorso anno - «Il lavoro è il centro di ogni patto sociale». Là dove il lavoro non è più al centro della vita sociale si creano quei fenomeni di produzione di «scarti» e di «emarginati», frequentemente denunciati da Papa Francesco: non solo l’emarginazione, lo scarto di chi ha perso o non trova lavoro, ma anche quella di chi pur lavorando è costretto a vivere in condizioni di povertà. E’ un fenomeno nuovo quello dei “lavoratori poveri”: oggi l’indebolimento della qualità e della dignità del lavoro porta al paradosso che avere lavoro (che molte volte rischia di essere un lavoretto saltuario) non è più condizione sufficiente per l’uscita dalla condizione di povertà.
Di fronte a questo contesto sociale ed economico inedito, è necessario mettere in atto processi nuovi, in cui tutti i soggetti sociali si mettano in gioco per dare centralità al lavoro. In particolare è urgente attivare quella che viene definita la “sussidiarietà circolare”: forme cioè di solidarietà dove l’ente pubblico, l’impresa e la società civile si mettono in una relazione paritaria per creare lavoro. Come è comprensibile, in questa prospettiva la dimensione politica, nel senso alto del termine, è fondamentale: di qui l’auspicio che la crisi politica in corso trovi una rapida soluzione per permettere di affrontare i problemi urgenti che minano la vita delle persone e delle comunità. I Vescovi italiani indicano tre priorità:

1.
rimuovere gli ostacoli per chi il lavoro lo crea come sottolineato dal pontefice nel suo discorso all’Ilva di Genova. Creare buon lavoro (lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale (EG n. 192) è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà;
2.
avere istituzioni formative (scuole, università, formazione professionale) all’altezza delle sfide, cioè in grado di suscitare nei giovani desideri, passioni, ideali, vocazioni senza le quali non esiste motivazione né sforzo verso l’acquisizione di quelle competenze fondamentali per risalire la scala dei talenti
3.
una rete di protezione per i soggetti più deboli, uno strumento efficace di reinserimento e di recupero della dignità perduta per gli scartati, gli emarginati che desiderano reinserirsi nel circuito di diritti e doveri della società

Rimettere il lavoro nel suo legame con la persona umana al centro della vita sociale non è solo una rivendicazione a chi detiene il potere economico e/o politico, ma deve diventare il frutto di coinvolgimento e di partecipazione corale: la Chiesa offre a tale impresa il contributo del lievito evangelico, che motiva e incoraggia ad essere cittadini attivi e responsabili del cambiamento sociale.

 

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