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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Passione del Signore, Venerdì Santo

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L’azione liturgica del venerdì santo ci invita a fare memoria della passione e morte del Signore. È la seconda tappa del Triduo pasquale ed è già un momento della nostra Pasqua, non soltanto una preparazione. Attraverso l’ascolto della Parola, in particolare del racconto della Passione secondo Giovanni, e l’adorazione della Croce potremo rivivere e fare nostro l’annuncio pasquale. Nella passione e morte di Gesù è racchiuso infatti un messaggio di vita: in essa è già presente la forza e la vita della resurrezione.
Diventa possibile comprendere questo se lasciamo che il nostro sguardo sia illuminato dalla fede: non guardiamo ai fatti della passione e della morte di Gesù solo come spettatori freddi e indifferenti, ma sentiamoci discepoli partecipi e coinvolti, discepoli che desiderano riscoprire e rivivere il mistero di salvezza che si è compiuto il venerdì santo. E’ lo stesso sguardo di fede con cui l’evangelista Giovanni ci presenta il racconto della Passione: come lui anche noi dovremmo arrivare all’«intelligenza spirituale della Passione», avere cioè la capacità di andare oltre i nudi fatti per cogliere in essi la manifestazione della gloria di Dio.
Come si può vedere nella morte in croce la gloria di Dio? La morte in croce è una vergogna, un’ignominia di cui ci si può solo vergognare: come dice Paolo la croce è «stoltezza per i giudei e follia per i pagani». Come può la croce diventare strumento di salvezza?

L’evangelista Giovanni costruisce il racconto della passione proprio attorno a questo messaggio: nella passione e nella morte in Croce Gesù si manifesta come il Re che riscatta l’umanità dal peccato e dalla morte. Proprio nella sua passione e nella sua morte si rivela la gloria (cioè la potenza, la grandezza, la bellezza) di Dio.
I fatti rimangono nella loro crudezza (pensiamo all’ingiustizia della condanna di Gesù, alle umiliazioni inflittegli, alla flagellazione e alla crocifissione) ma vengono trasfigurati alla luce della realtà profonda che essi contengono.
 Gesù ci appare come il Re che viene collocato sul trono: l’elevazione di Gesù sulla croce è un’esaltazione regale. Mentre i re di questo mondo vengono innalzati per poter dominare imponendosi sui loro sudditi, Gesù invece è innalzato sulla croce perché possa attirare a sé gli uomini: egli regna non dominando, ma attraendo a sé l’umanità e la forza di questa attrazione si manifesta proprio in quella che umanamente è la più grande umiliazione.
La regalità di Cristo si rivela nella resurrezione, ma «poggia» sulla croce, come ci insegna l’Apocalisse, dove la regalità di Cristo viene rappresentata dall’Agnello, immolato e risorto che prende il libro che nessuno poteva aprire (il libro della storia e dei destini umani) e ne scioglie ad uno ad uno i sigilli, mentre intorno si canta «L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione»
Quale deve essere il nostro atteggiamento spirituale in questo giorno? Dobbiamo immergerci nel dolore di Cristo, lasciarci «impressionare» da esso per scoprire che attraverso la croce Dio manifesta anche per noi la sua gloria. Il luogo privilegiato per sperimentare la forza dell’amore di Dio è il tempo della sofferenza e del dolore, quando seguendo l’esempio di Gesù noi sappiamo abbandonarci completamente al Padre e per questo partecipiamo della sua Pasqua e siamo associati alla sua regalità.
L’adorazione della croce che tra poco compiremo sia allora adorazione della potenza salvatrice che proviene dalla Croce di Gesù. Lasciamo spazio ai sentimenti dello stupore, della gratitudine e della gioia: nel nostro cuore risplenda il mistero della croce di Gesù!

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