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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa in Coena Domini, Giovedì Santo

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Ci troviamo questa sera per fare Pasqua: la sera del giovedì santo infatti non ci prepariamo alla Pasqua, ma già cominciamo a celebrare la nostra Pasqua. Potremmo raffigurare questa celebrazione «in coena Domini» come un grande portale che ci introduce nel Triduo Pasquale: un’introduzione fondamentale perché è a partire proprio dalla memoria dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli che noi possiamo capire il senso profondo della sua morte e della sua resurrezione.
In particolare nei due gesti che Gesù compie durante la cena – la consegna del pane e del vino ai discepoli e la lavanda dei piedi – noi siamo condotti a cogliere come Gesù nel suo intimo si è accostato alla sua passione e alla sua morte.
Innanzitutto notiamo nel racconto della cena che Gesù sa quello che lo aspetta: è consapevole degli avvenimenti tragici che stanno davanti a lui e di ciò che gli uomini stanno ordendo contro di lui. Sa che uno dei suoi, Giuda, lo sta per tradire e consegnare ai suoi nemici. Soprattutto Gesù sa che tutto è stato messo dal Padre nelle sue mani: non è lui a determinare la situazione, ma nello stesso tempo non la subisce passivamente. Sono gli uomini che provocano la sua morte, ma egli trasformerà quella morte nel luogo in cui si manifesta l’amore infinito del Padre.

I gesti e le parole di Gesù durante la cena anticipano quello che sta per accadere e donano alla passione e alla morte di Gesù un significato nuovo e diverso: è Gesù che si consegna ai suoi nemici e offre se stesso sulla croce.
Il gesto di spezzare il pane e di darlo ai discepoli, come pure quello di dare il calice con il vino, anticipano quello che accadrà il giorno successivo: il suo è un corpo offerto per noi; un sangue versato per la nostra salvezza.
Anche il gesto della lavanda dei piedi in fondo ci presenta lo stesso messaggio: Gesù compie un gesto che era proprio degli schiavi. Si fa servo dei suoi discepoli, perfino di chi sta per tradirlo come Giuda, o di chi lo rinnegherà come Pietro. Questo gesto rivela il senso profondo della morte e risurrezione di Gesù. Per lavare i piedi ai discepoli Gesù depone le vesti e poi le rimette di nuovo: è stato fatto osservare che il testo greco del Vangelo usa gli stessi verbi nel racconto della lavanda dei piedi e nel cap. 10 di Giovanni nel discorso del buon pastore là dove Gesù dichiara di deporre la propria vita nella morte per poi riprenderla di nuovo nella resurrezione (cf Gv 10,17). Questo dettaglio ci aiuta a capire che lavando i piedi ai discepoli Gesù non si limita a fare un gesto di servizio e di umiltà, ma ci rivela il senso profondo di quanto sta per accadere, anzi, ancora di più, anticipa il dono, l’offerta totale di sé che si compirà sulla croce. Attraverso questo dono, che Gesù fa di se stesso, i discepoli potranno diventare partecipi della sua stessa vita: è questo il senso delle parole di Gesù a Pietro «Se non ti laverò non avrai parte con me».
Il pane spezzato e il vino versato, come pure la lavanda dei piedi non sono gesti conclusi in se stessi. E’ significativo che dopo aver dato il pane e il vino ai discepoli Gesù dica: «Fate questo in memoria di me» e alla lavanda dei piedi segua il comandamento nuovo: «Amatevi come io vi ho amati». L’amore di Gesù «sino alla fine» chiede di essere compiuto in noi: proprio perché Lui ci ha amati donando se stesso, noi possiamo e dobbiamo vivere lo stesso amore. Il «come» del comandamento nuovo non ci dice solo di imitare Gesù, ma ci insegna che amare è possibile perché Lui ci ha amato. Il suo amore è il fondamento della nostra capacità di amare.
Ricordare l’ultima cena di Gesù con i discepoli non è solo un rito suggestivo: se entriamo nel significato profondo dei gesti compiuti da Gesù comprendiamo che dobbiamo lasciarci plasmare, modellare da quanto Lui ha fatto per noi. Per vivere anche noi la Pasqua, cioè passare da questo mondo al padre, dobbiamo lasciarci configurare da Lui e diventare pane spezzato e sangue versato; dobbiamo farci servi per amore dei nostri fratelli.
 

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