• DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
  • DIOCESI di ADRIA - ROVIGO
 

DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa Crismale

E-mail Stampa PDF

Penso che per molti dei laici presenti sia la prima volta che partecipano alla messa crismale: più di uno di voi mi ha manifestato nelle ultime settimane il suo desiderio e la sua attesa per poter partecipare a questa celebrazione, che è la più solenne dell’anno liturgico. Nell’approssimarsi della Pasqua, infatti, viviamo questa sera una «epifania» (manifestazione) della Chiesa, Corpo di Cristo. In parole più semplici possiamo gustare la bellezza della Chiesa che tutti insieme concorriamo a formare. Vi invito perciò a guardare, ma sarebbe meglio dire contemplare, questa assemblea nella varietà dei suoi membri e cercare di cogliere la ricchezza di fede e di vita cristiana che è qui rappresentata.
Questa bellezza riflette la luce che viene da Cristo, il cui nome significa «consacrato per mezzo dell’unzione»: ed è a Lui che volgiamo il nostro sguardo, Lui, l’Unto di Dio, è il Sommo ed eterno sacerdote che comunica il suo sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti. L’unzione spirituale attraverso Cristo Gesù, pieno di Spirito Santo, discende su tutti i battezzati e fa di tutti noi un popolo di sacerdoti.
In questa messa celebriamo il mistero dell’unzione, cioè del dono dello Spirito di Gesù, dono che ci è stato dato nel battesimo e nella cresima. Il mistero dell’unzione viene richiamato in modo particolare dal rito della consacrazione del crisma e della benedizione dell’olio dei catecumeni e di quello degli infermi.
Insieme con il sacerdozio comune, fondato sul battesimo, la liturgia ci invita questa sera a mettere in evidenza il sacerdozio ministeriale, fondato sul sacramento dell’Ordine: in primo luogo lo faremo, presbiteri e vescovo, con il rinnovo delle promesse fatte il giorno della nostra ordinazione, a cui seguirà l’invito a tutto il popolo di Dio di pregare per i suoi ministri.

In questo contesto vogliamo ricordare i presbiteri che festeggiano quest’anno un anniversario significativo della loro ordinazione presbiterale:
-    il 25° di ordinazione don Alessandro Mistrello e fra Gianluigi Pasquale OFM Capp;
-    il 50° di ordinazione don Elio Beltrame, don Sergio Capuzzo, don Valmore Mantovani, don Ferdinando Salvan, don Luciano Schiavo, don Giorgio Zanforlin,fra Eugenio Scalco OFM Capp.;
-    il 60° di ordinazione don Giorgio Munerato e don Orazio Tosi;
-    il 65° di ordinazione don Francesco Azzi, don Dante Bellinati, don Renato Dall’Occo, don Benedetto Varliero.
A loro il grazie più vivo di tutta la nostra Chiesa per la generosità e la fedeltà di cui hanno dato prova e l’augurio che il Signore dia loro ancora a lungo salute e forza per continuare il loro servizio a favore del popolo di Dio. Un pensiero vogliamo dedicare anche ai presbiteri anziani e ammalati, che non hanno potuto essere presenti a questa celebrazione ma sono uniti a noi nella preghiera e nell’offerta della loro sofferenza. Allo stesso modo ci sentiamo in comunione con mons. Matteo De Mori e don Luca Marabese, impegnati nel servizio diplomatico della Santa Sede, mons. Livio Melina, docente a Roma presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” e mons. Giordano Caberletti, Uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana. Con un affetto tutto particolare sentiamo vicino a noi don Giuseppe Mazzocco, missionario «fidei donum» nella Diocesi di Beira in Mozambico.
Sia il sacerdozio comune che quello ministeriale partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo e sono uniti da una relazione di reciprocità. Il sacerdozio ministeriale non comporta un potere o una dignità sopra gli altri fedeli, ma esiste in funzione del servizio al popolo sacerdotale. E’ il sacerdozio ministeriale infatti che forma e regge il popolo di Dio e offre in persona Christi l’eucaristia, ma tale offerta non potrebbe compiersi senza la vita della comunità dei credenti chiamata a esercitare il sacerdozio regale nella famiglia, nel lavoro, nella attività sociale e politica. Ciò non significa svalutare la funzione dei ministri sacri, ma, come ci insegna il Concilio Vaticano II, collocarla dentro la vocazione di tutti i fedeli in forza della consacrazione battesimale ad essere con Cristo sacerdoti, profeti e re.
La vita della Chiesa dipende dalla reciprocità di queste due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: si potrebbe parlare di una circolarità feconda tra sacerdozio comune di tutti i fedeli e sacerdozio ministeriale dei presbiteri uniti al vescovo. Un discorso specifico va fatto per il diaconato, che in quanto ministero ordinato rappresenta sacramentalmente il Cristo Servo e differisce per la sua natura dal ministero del vescovo e dei presbiteri, come sottolinea l’affermazione della chiesa antica per cui i diaconi sono ordinati «non per il sacerdozio, ma per il servizio». Come pure una specifica attenzione merita la vita consacrata per mezzo della professione dei consigli evangelici, a cui appartengono sia fedeli laici che ministri sacri e che ha la funzione di ricordarci l’assoluto del Regno, prefigurato dalla sequela di Cristo povero, casto e obbediente.
Diventa pertanto fondamentale promuovere e alimentare la reciprocità e la circolarità tra fedeli e ministri sacri: ne va dell’efficacia della nostra testimonianza cristiana.
Come sarebbe bello poterci sentire insieme corresponsabili della vita delle nostre comunità, capaci di arricchirci del dono che ciascuno porta alla chiesa, disponibili al confronto e alla ricerca comunitaria di ciò che lo Spirito dice alla sua Chiesa.
Dobbiamo imparare a sostenerci a vicenda, a incoraggiarci preti e laici a vivere la nostra specifica vocazione, come pure dobbiamo apprendere il modo per praticare la correzione fraterna superando la critica, i pregiudizi e i pettegolezzi.
Solo maturando in questa esperienza di reciprocità e di circolarità dei doni dello Spirito potremo rinnovare la nostra chiesa e affrontare la sfida dei cambiamenti che ci stanno davanti.
Chiediamo la grazia di poter sperimentare questa sera la forza dell’unzione spirituale che Cristo Crocifisso e Risorto dona incessantemente alla sua Chiesa attraverso i suoi sacramenti e offriamo sull’altare dell’eucaristia la nostra decisione di diventare tutti insieme docili strumenti della sua azione di salvezza.
 

Tu sei qui: Home