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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Domenica delle Palme

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La liturgia odierna è come la grande “ouverture”, che ci anticipa tutto quanto celebreremo nel corso di questa settimana santa e in particolare nel grande triduo pasquale del giovedì-venerdì-sabato santo, la “Pasqua celebrata in tre giorni”.
Il racconto della Passione ci introduce nel mistero di morte e risurrezione che è al centro del mistero pasquale. Il testo di Marco, che abbiamo ascoltato, è sobrio, spoglio, essenziale. L’evangelista non ha bisogno di lunghi discorsi: gli basta metterci davanti ai fatti: gli eventi parlano da soli a chi li sa ascoltare ….
Gesù si avvia da solo, tradito e abbandonato, verso l’ora in cui si consumerà la sua sorte. Egli sa a cosa sta andando incontro, ma, nonostante tutto continua a rendere grazie, a riaffermare la sua confidenza in Dio, a mantenere la fiducia in un al di là vittorioso, a confessare la sua speranza in un’alba di luce.

Proprio nell’ora della passione e della morte trova una risposta definitiva l’interrogativo che percorre tutto il Vangelo di Marco: chi è Gesù? Sotto la croce è un pagano, il centurione romano a riconoscere la vera identità di Gesù: «Davvero quest’uomo era figlio di Dio!»: proprio quella morte atroce e vergognosa alza il velo sulla persona di Gesù, rende manifesto il segreto a lungo taciuto. Il silenzio della croce è più eloquente di tante parole; il buio di quella morte è più luminoso di tante luci.
Il racconto della passione non serve solo ad informarci su come è avvenuta la morte di Gesù: ci chiama anche ad un coinvolgimento personale. Il cammino di Gesù deve diventare il nostro cammino.
In questa prospettiva può esserci di aiuto riflettere su alcuni personaggi che compaiono nel corso della narrazione. In particolare sono significative le figure di Giuda e di Pietro. Entrambi appartengono al gruppo dei Dodici: l’uno tradisce il maestro, l’altro lo rinnega; l’uno passa dalla parte degli oppositori di Gesù, l’altro mostra tutta la fragilità della sequela del discepolo. Essi in qualche modo ci rappresentano: in Giuda possiamo vedere il traditore in potenza che è in noi; in Pietro riconosciamo le nostre paure, le nostre debolezze, la nostra poca fede.
Accanto a Giuda e Pietro però compaiono altri personaggi, più positivi, apparentemente meno importanti, i quali però ci presentano un esempio di come seguire Gesù: la donna di Betania, che ungendo i piedi di Gesù, mostra di comprendere il mistero di Gesù più di tutti gli altri discepoli; il misterioso ragazzo che segue Gesù dopo che tutti i discepoli lo hanno abbandonato; Simone di Cirene che porta la croce di Gesù come un buon discepolo; il centurione, che unico tra i presenti confessa la sua fede sotto la croce; le donne che seguono Gesù fino al Calvario; Giuseppe d’Arimatea che va a chiedere il corpo di Gesù per dargli una degna sepoltura.
Anche per noi la salvezza sta nel restare accanto a Gesù che dona la sua vita per tutti. A ciascuno di noi la scelta di non abbandonare il crocifisso, di non tradirlo per paura o per interesse, perché solo così potremo trovarci tra coloro che gusteranno la gioia della vita senza fine, la gioia della Pasqua.

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