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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Giornata del Seminario, domenica 28 gennaio 2018, omelia del Vescovo Pierantonio

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«Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli» (Dt.18,18). Questa frase, tratta dalla prima lettura della messa di oggi, è lo slogan scelto per la Giornata del Seminario di quest’anno: uno slogan che ci invita a guardare alla vocazione al ministero del presbitero come una missione profetica. E’ una prospettiva interessante e forse un po’ insolita, perché prevale nella nostra comprensione del prete la dimensione liturgica, legata alla celebrazione della eucaristia e degli altri sacramenti o quella legata alla carità, intesa in senso lato come cura e animazione della comunità.

Che cosa significa affermare che il ministero del prete ha una dimensione profetica? Lo possiamo capire richiamando il significato che in Israele, l’antico popolo di Dio, avevano i profeti. Il profetismo, infatti, è una caratteristica della fede di Israele. In tutte le religioni ci sono delle pratiche che servono per conoscere il pensiero di Dio. Nei popoli pagani che vivevano attorno agli ebrei si ricorreva al sortilegio, alle divinazioni, alla magia. C’era chi interpellava gli spiriti o gli indovini, chi invece interrogava i morti. In Israele queste pratiche erano assolutamente proibite: esse si fondano su delle capacità umane, possono essere insegnate da un maestro e chiunque le può praticare. Yahvé invece fa conoscere il suo pensiero al suo popolo tramite i profeti, uomini che hanno con lui una relazione personale, intima, che si fonda sul dono della Parola. Il profeta è l’uomo che ascolta la Parola che Dio gli rivolge e lascia che questa Parola plasmi la sua vita. Solo così egli può trasmetterla ai fratelli.
Leggendo l’Antico Testamento vediamo come la fede del popolo d’Israele è cresciuta proprio attraverso la missione dei profeti, una missione che è servita soprattutto a riconoscere come Dio opera nella storia, manifestando il suo amore anche nei momenti più tragici – pensiamo all’esilio - e aprendo sempre nuove vie di salvezza. Gesù stesso si presenta come il grande profeta promesso da Dio a Mosé la gente che lo ascoltava - lo abbiamo sentito nel brano di Marco che è stato proclamato – si stupiva perché insegnava «come uno che ha autorità». La Parola di Gesù infatti è efficace: libera l’uomo dai mali che lo opprimono, come dimostra la liberazione dell’indemoniato che Gesù guarisce con il solo potere della sua parola.
Tutto il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, è un popolo di profeti: nel battesimo siamo stati consacrati per essere con Cristo sacerdoti, re e profeti. Tra i battezzati, però, alcuni sono chiamati attraverso il sacramento dell’Ordine, a tenere vivo il carisma profetico comune a tutti i cristiani: vescovi, presbiteri e diaconi hanno il compito di fare in modo che tutta la comunità possa ascoltare e trasmettere la Parola che viene da Dio, non solo la parola della Scrittura, ma anche quella Parola che Dio vuol dire oggi a noi in questo tempo e in questo contesto sociale in cui viviamo.
Parlare della dimensione profetica del ministero, comporta superare una prospettiva di esclusiva conservazione, ma piuttosto pensare ad un ministero «generativo», un ministero cioè che non si limita a ripetere quanto è stato fatto nel passato e a tramandare tradizioni ed abitudini, ma che sa indicare le vie per le quali il Signore vuole condurre il suo popolo.
Mi sembra che ciò sia quanto mai importante oggi, in un momento in cui ci accorgiamo che la stessa forma di chiesa che abbiamo conosciuto non risponde più alle necessità del tempo presente e dobbiamo ripensarla a fondo. Abbiamo bisogno di una visione «profetica» che ci aiuti a vedere dove il Signore vuole condurre la nostra Diocesi, le nostre parrocchie, le nostre prassi pastorali.
Pensando al Seminario e al suo compito di preparare i preti del futuro, sento di dover chiedere al Signore la grazia di formare dei veri «profeti». Negli anni che ci stanno davanti dobbiamo come chiesa di Adria-Rovigo affrontare un passaggio molto importante, che da un lato ci chiede di cambiare prassi e abitudini che hanno una lunga storia alle spalle, dall’altro di riscoprire una forma di chiesa più vicina a quella delle origini, descritta negli Atti degli Apostoli.
Per questo abbiamo bisogno di preti che non siano solo «funzionari del sacro» ma dei veri profeti:
uomini sempre in ascolto dei messaggi che Dio ci invia dentro la storia della nostra chiesa e della società in cui viviamo;
uomini coraggiosi disponibili a intraprendere cammini nuovi per essere fedeli al disegno di Dio
uomini soprattutto capaci di dare speranza ad un popolo spesso smarrito e scoraggiato.
E’ una sfida, ma come tutte le sfide ha un suo fascino: sono fiducioso che saranno giovani – gli attuali seminaristi, ma anche altri, che la sapranno raccogliere.

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