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Omelia del Vescovo Pierantonio per le esequie di Gian Antonio Cibotto

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Lunedì 14 agosto, presso la Chiesa di S. Sofia di Lendinara, si sono svolte le esequie di Gian Antonio Cibotto, il "cantore del Polesine". Queste le parole dell'omelia del Vescovo Pierantonio, che ha presieduto la messa funebre.

 “Quale gioia , quando mi dissero andremo alla casa del Signore! Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte Gerusalemme”. Ora anche il nostro fratello Gian Antonio è giunto alle porte di Gerusalemme, per vivere l’incontro definitivo con quella Verità e quella Bellezza che ha cercato per tutta la sua vita e le cui tracce si è prodigato a condividere con gli altri attraverso i suoi scritti e le sue pubblicazioni.

La nostra vita è sempre un pellegrinaggio: lo è in un modo tutto speciale per gli uomini di cultura. Lo spiega in modo particolarmente efficace il messaggio loro rivolto al termine del Concilio Vaticano II: gli “uomini di pensiero e di scienza” (così si esprimono i Padri Conciliari) sono definiti come “ricercatori della verità, esploratori dell’uomo, dell’universo e della storia, pellegrini in marcia verso la luce”.
Tra di loro possiamo a buona ragione annoverare anche Gian Antonio Cibotto: uomo di altissimo profilo culturale come dimostrano i riconoscimenti che gli sono stati dati in vita e ancora di più in questi giorni che hanno seguito la sua morte. Ringraziamo il Signore per avercelo donato: cercare la Verità e la Bellezza è una vocazione e una responsabilità. E’ un grazie che diciamo non solo come società civile, ma anche come comunità ecclesiale. Nel citato messaggio del Concilio Vaticano II leggiamo queste significative espressioni a proposito del rapporto tra la chiesa e gli uomini di cultura: “Il vostro cammino è il nostro. I vostri pensieri non risultano estranei a quelli propriamente nostri. Noi siamo gli amici della vostra vocazione di ricercatori, gli alleati delle vostre fatiche, gli ammiratori delle vostre conquiste e, se occorre, i consolatori del vostro scoraggiamento e del vostro insuccesso”.
Chi riceve da Dio il dono di ascoltare la melodia della bellezza che risuona dentro la nostra storia ha il compito di indicare agli altri uomini, che arrancano nelle strade impervie della vita, la meta ultima, il traguardo. Per il credente il traguardo è Dio e in Dio colui che crede coglie la motivazione ultima e il motore del proprio agire.
Gian Antonio è stato uomo capace di indicare a chi lo ha conosciuto percorsi possibili di Bellezza, di una bellezza non effimera e passeggera ma profonda e reale capace di far crescere l’animo umano e di elevarlo verso l’Assoluto. Si è fatto carico di attirare l’animo dei giovani verso la Bellezza sostenendoli e incoraggiandoli.  
Non è un caso che, pur non avendo generato nella carne figli, possa oggi gioire nel sapere che la sua eredità culturale e spirituale non sarà perduta perché tanti giovani che egli ha sostenuto, oggi, da adulti, lo riconoscono come “padre” e gli sono riconoscenti .
Il nostro Polesine gli è grato, perché in questa terra tra i due Fiumi, tanti potrebbero essere i motivi per lasciarci inghiottire dalle nebbie dello scoraggiamento e della desolazione, ma l’uomo che scruta oltre le nebbie sa che dietro ad ogni addensamento grigio si nasconde la luminosità e il calore della vita che scorre. Gian Antonio è riuscito a far scoprire all’Italia e anche a noi Polesani che la nostra terra è ricca di potenzialità e risorse. Il nostro territorio, considerato per troppo tempo ai margini del Veneto è certamente fragile ma non debole; è un territorio povero ma con un valore umano, culturale e ambientale importante.
Per questo nostro fratello che tanto ha desiderato conoscere la Verità e contemplare la Bellezza della vita umana noi preghiamo il Padre perché gli conceda, dopo aver attraversato la soglia oscura della morte, di vedere quei “cieli e terre nuove” di cui parla la pagina dell’Apocalisse che abbiamo appena ascoltato. Si compia anche per Gian Antonio la promessa di Dio: “A colui che ha sete darò gratuitamente da bere alla fonte delle acque della vita”. Possa essere anche lui proclamato “beato”, come Gesù ha promesso a chi sa farsi umile e semplice, povero e mite.
La passione di Gian Antonio per il Polesine e per gli uomini e le donne che lo abitano, raccolta nei suoi testi, comunica la verità profonda del suo cuore: in ogni uomo, c’è un seme di eternità quello che, da credenti, chiamiamo un seme di Beatitudine.
Di lui è stato scritto in questi giorni che “ha raccontato gli ultimi trasformandoli in eroi epici” (M. Signorini).
Lui stesso ha sempre scelto la via della semplicità che lo ha contraddistinto anche quando il successo avrebbe potuto portarlo a sfruttare il proprio successo. Frequentatore e amico di tanti uomini e donne di cultura tra i quali Montale, Pavese, Vittorini, Levi e tanti altri non ha mai disdegnato di vivere quella simplicitas, che lo ha reso amico anche di tanti di noi che oggi siamo qui a salutarlo.  “Un grande uomo con un cuore semplice di bambino” lo hanno definito alcuni suoi amici. Tra questi anche tanti preti, uno fra tutti don Bernardino Merlo, cui lo legava un forte sentimento di amicizia oltre che le stesse origini Lendinaresi. Un uomo libero, Gian Antonio, che talvolta ha dovuto fare i conti anche con la sofferenza e l’incomprensione.
Cari fratelli e sorelle, il Vangelo, non è libro chiuso, scritto una volta per sempre. Ogni giorno può esserne scritta una pagina nuova, da chi, più o meno consapevole o più o meno praticante, mette in pratica le Beatitudini proclamate poco fa.
Nel rileggerle oggi, possiamo comprendere che nell’uomo, in ogni uomo, Dio mette una sete inestinguibile di Lui e che ogni azione volta al bene degli altri, ogni gesto di attenzione, ogni volta che si cerca la giustizia e il bene, e ogni volta che si promuove la crescita di chi ci sta intorno, in fondo stiamo rispondendo a quella sete di Dio che abita la nostra vita e che si estinguerà definitivamente soltanto oltre la morte, quando, “l’angelo con la funicolare celeste” – sono parole di Gian Antonio – ci porterà dalle nebbie e dai grigiori della vita a contemplare il volto radioso del Padre.
Con questi sentimenti affidiamo al Padre l’anima di Gian Antonio. Lo accolga e la sua Misericordia cancelli ogni traccia di umana fragilità. Interceda per lui la Vergine Maria, Patrona di questa Città di Lendinara. Possa lei, come Madre, accompagnarlo a contemplare la fonte della Bellezza che in paradiso ci attende. 

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