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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Corpus Domini 2017

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La solennità del Corpo e del Sangue del Signore ci offre l’occasione per una sosta di riflessione e di adorazione davanti all’Eucaristia, affinché il sacramento del corpo e del sangue del Signore diventi il centro della nostra vita di cristiani e della vita della Chiesa.
Le letture che la liturgia ci ha proposto mettono in evidenza il segno del pane: il pane rappresenta il nutrimento di cui l’uomo ha bisogno per vivere, un nutrimento che non può essere solo materiale ma che viene da Dio stesso. Gesù presenta se stesso come questo nutrimento che Dio offre all’uomo e che consiste nella persona stessa del Figlio di Dio. Gesù è «il pane vivo disceso dal cielo» e nel sacramento dell’eucaristia, sotto i segni del pane e del vino, egli continua a donare se stesso per la nostra salvezza.
Vorrei sottolineare come Gesù, offrendoci il pane e il vino dell’eucaristia, insista sul comando di mangiare e bere: non soltanto mangiare il pane e il vino, ma mangiare «la mia carne» e bere «il mio sangue». Queste espressioni, che hanno sconcertato chi per primo ha ascoltato questo discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, vanno comprese nel loro vero significato: «carne» e «sangue» rappresentano la sintesi dell’essere concreto di una persona; «mangiare» e «bere» sono segno di una assimilazione. «L’uomo è ciò che mangia» diceva un filosofo (Feuerbach) e questo vale anche per il cibo che è l’eucaristia. L’effetto dell’eucaristia è quello di farci diventare ciò che mangiamo e quindi di trasformarci in membra vive del corpo di Cristo.
E’ proprio in forza questa assimilazione che il sacramento dell’eucaristia ci mette in comunione con Cristo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui»: nell’eucaristia il Signore Gesù non ci dà soltanto qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma ci comunica tutto se stesso. La sua stessa vita divina ci viene partecipata e, come dice Paolo, non viviamo più per noi stessi, ma per Dio.

La comunione con Cristo diventa poi anche comunione con i membri della comunità cristiana: poiché mangiamo di un solo pane, noi siamo un solo corpo: un legame nuovo, non semplicemente umano, ci lega ai fratelli nella fede.
«Mangiare» e «bere» il corpo e il sangue del Signore trasforma la nostra vita: la comunione con il Signore che nasce dalla partecipazione all’eucaristia ci chiede di assumere il suo modo di pensare e i suoi criteri di azione e soprattutto di comportarci come Lui facendo della nostra vita un dono di amore.
Non basta allora che ci fermiamo ad un rito ma dobbiamo lasciarci coinvolgere dal fiume di amore che sgorga dalla carne e dal sangue di Cristo. Potremmo dire che la nostra eucaristia non termina quando usciamo di chiesa, ma diventa vera quando diventiamo noi stessi cibo e bevanda per i nostri fratelli, condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo con chi ha bisogno.
I gesti dell’adorazione personale o pubblica, come, sia pure in forma limitata, faremo questa sera, ci devono spingere a dare alla nostra vita la forma della vita di Cristo, a diventare cioè pane spezzato e vino versato per sazirae la fame e la sete dei nostri fratelli.

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