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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Veglia Mariana - 13 maggio 2017

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Celebrare il centenario delle apparizioni mariane di Fatima è occasione per ascoltare nuovamente il messaggio che la Vergine ha dato alla Chiesa e al mondo tramite i tre pastorelli.Leggiamo in Lumen Gentium, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II che Maria «anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62). Gli eventi di Fatima sono proprio l’espressione di questa cura materna di Maria che in un momento particolarmente difficile della storia dell’umanità, non ha fatto mancare un messaggio di consolazione e di speranza. Quanto è avvenuto a Fatima ci ricorda che se anche noi come Lucia, Francesco e Giacinta ci impegniamo ad amare il Signore e a pregarlo, possiamo sperimentare la presenza materna di Maria accanto a noi e come loro possiamo diventare «profeti», portatori di una buona notizia agli uomini di oggi.

Il centro del messaggio di Fatima infatti non è nell’annuncio di catastrofi e persecuzioni, ma nella benedizione con cui si chiude l’ultima apparizione, quella del 13 ottobre 1917. Ricorda Lucia nelle sue memorie: «Scomparsa Nostra Signora nell'immensità del firmamento, vedemmo, a lato del sole, San Giuseppe con il Bambino e Nostra Signora vestita di bianco, con un mantello blu. San Giuseppe col Bambino sembravano benedire il mondo con gesti a forma di croce che facevano con la mano. Poco dopo svanita questa apparizione, vidi Nostro Signore e Nostra Signora [...]. Nostro Signore sembrava benedire il mondo nello stesso modo di San Giuseppe».
Questa benedizione, annunciata ai piccoli veggenti già nei mesi precedenti, è destinata al mondo intero e ci rivela il disegno di Dio di salvare l’umanità. In un momento storico drammatico, quando il male sembrava avere il sopravvento e l’umanità andare verso la distruzione, la Vergine Maria è scesa incontro ai suoi figli per mostrare loro il disegno di salvezza di Dio e per invitarli a credere nell’efficacia della fede e della preghiera, seguendo il suo esempio. «Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà!» afferma la Vergine e con il suo Cuore immacolato trionferanno anche tutti coloro che come Lei avranno creduto alle promesse di Dio.
Questo messaggio di consolazione e di speranza emerge da uno sfondo drammatico: i tre pastorelli infatti il 13 luglio avevano avuto la visione dell’inferno. L’insegnamento che tramite loro ci viene trasmesso è che le conseguenze del peccato sono terribili. L’inferno è una concreta possibilità e dipende dalle nostre scelte. Se non ci convertiamo, costruiamo con le nostre mani la nostra rovina. In questa linea vanno interpretate anche le profezie riguardanti catastrofi e persecuzioni che avrebbero colpito l’umanità e la Chiesa. Non vanno intese come previsioni di fatti storici, ma, nella linea delle profezie dell’Antico Testamento e dell’Apocalisse di San Giovanni, hanno l’intento di provocare la conversione, mostrando a quale sorte l’uomo va incontro se non decide di abbandonare gli idoli e di convertirsi al Dio vero. Questa parte del messaggio di Fatima ci insegna a non cadere nell’indifferenza di fronte al peccato e a non lasciare che il nostro cuore diventi insensibile di fronte alla banalizzazione del male. E’ un insegnamento quanto mai attuale, solo se pensiamo al relativismo che caratterizza la cultura in cui viviamo: non sappiamo più distinguere il bene dal male e non ce ne preoccupiamo. Di conseguenza non riusciamo più neppure a percepire le conseguenze dei nostri atti e la sofferenza che provocano al nostro prossimo.
Accanto alla benedizione e alla conversione, c’è una terza parola che riassume il messaggio che la Vergine a Fatima ha dato all’umanità: riparazione. La Madonna ha chiamato i tre pastorelli a cooperare al disegno di misericordia che Dio ha per l’umanità. Significativa è la domanda rivolta a Francesco, Giacinta e Lucia proprio nella prima apparizione, il 13 maggio 1917: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vi vorrà inviare, come atto di riparazione per i peccati da cui Lui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?» La risposta dei te fanciulli è espressa nella loro preghiera: «Mio Dio io credo in Voi, Vi adoro, Vi attendo e Vi amo. Vi domando perdono per quanti non credono in Voi, non Vi adorano, non sono in Vostra attesa e non Vi amano». Essi capirono a poco a poco che il Signore li chiamava a consegnare la loro vita per la salvezza dei peccatori: penitenza, sacrificio e riparazione sono la via di santità che abbracciarono con prontezza e generosità.
Come scrivono I Vescovi del Portogallo «Partendo dalla loro profonda unione con Dio, i pastorelli presero coscienza che gli altri sono tanto importanti da sacrificarsi per loro. Si è così risvegliata la loro responsabilità: non potevano abbandonare il peccatore nella propria colpa, o chi soffre nel suo dolore. Come più tardi dirà Lucia, non potevano andare felici in cielo da soli, non potevano essere felici senza gli altri. L'invito alla conversione e alla riparazione ci sfida a non rassegnarci dinanzi alla banalizzazione del male, a vincere la dittatura della indifferenza di fronte alla sofferenza che ci circonda» (Conferenza episopale portoghese, Lettera pastorale «Fatima segno di speranza per il nostro tempo»)
E’ la spiritualità della riparazione, che anche qui da noi a Rovigo si è sviluppata a partire dal prodigio mariano dell’immagine della Vergine Maria, venerata ora nel Santuario dell’Addolorata del Centro Mariano, spiritualità di cui è stata ardente apostola la venerabile madre Dolores Inglese e che è coltivata dalla Congregazione delle Suore Serve di Maria Riparatrici. Non è un caso se un grande studioso di mariologia, ancora negli anni’40, accostava il prodigio avvenuto a Rovigo agli eventi di Fatima.
La situazione del mondo in cui viviamo non è meno drammatica di quella di cento anni fa: soprattutto il mondo ha quanto mai bisogno di Dio. Maria continua a ricordarci che la salvezza nostra e dell’umanità passa attraverso il nostro affidarci a Dio come figli, offrendo a Lui ogni giorno la nostra preghiera e il nostro sacrificio. La luce che viene da Fatima continua ad invitarci e a consolarci: non lasciamo cadere questo messaggio di grazia e di misericordia.

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