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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Don Ferruccio Frare nel seno del Padre

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Il Vescovo di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello,
il Vescovo di Vittorio Veneto Mons. Corrado Pizziolo con i loro presbiteri,
la Parrocchia di Falzé di P., le sorelle, la cognata, i nipoti, i pronipoti e i parenti tutti
annunciano la morte nel Signore del sacerdote

DON FERRUCCIO FRARE, arciprete emerito di Salvaterra

che ha esercitato il suo lungo e fedele ministero sacerdotale come vicario cooperatore e come parroco nelle diocesi di Vittorio Veneto e di Adria-Rovigo.
Ricordandone l’esemplare vita sacerdotale, si uniscono riconoscenti in preghiera e affidano la sua anima a Gesù Buon Pastore quanti hanno beneficiato del suo servizio pastorale.
La liturgia esequiale, presieduta dal Vescovo Mons. Corrado Pizziolo, sarà celebrata nella Parrocchiale di Falzè di Piave

 

martedì 21 febbraio, alle ore 15.30.

Si pregherà il S. Rosario in suffragio, sempre nella chiesa di Falzè di Piave lunedì 20 febbraio, alle ore 19.00
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La salma sarà sepolta nel cimitero di Falzè di Piave, ove il caro don Ferruccio era nato il 20 aprile 1926.

Ecco l'omelia del Vescovo Corrado Pizziolo (Vittorio Veneto)

"Non ricordare i peccati della mia giovinezza. Ricordati di me nella tua misericordia per la tua bontà, Signore".
É con queste belle parole del salmo 24 che don Ferruccio comincia il suo testamento scritto nell'ottobre del 2012: "Non ricordare i peccati della mia giovinezza. Ricordati di me nella tua misericordia per la tua bontà, Signore".
Sono parole molto belle, frutto di un'esperienza di fede profonda, ancorata in una relazione personale con il Signore. Parole che  richiamano quanto abbiamo sentito in modo particolare nella prima lettura e nel salmo: "Il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione e protegge coloro che lo ricercano sinceramente".
Possiamo davvero affermare che Don Ferruccio ha cercato sinceramente il Signore. È stato certamente sostenuto del clima di affetto e dal buon esempio dei suoi familiari  (un grazie riconoscente ai miei genitori, persone semplici, modeste e di fede sincera e convinta. Al fratello Elia che mi ha preceduto alla casa del padre e alle sorelle dalle quali ho ricevuto affetto, amore e buoni esempi) così ricorda ancora nel suo testamento. Grazie a questo clima di fede, ha sentito ben presto nella sua vita la chiamata del Signore. L'ha sentita perché l'ha ascoltata. E l'ha ascoltata perché ha confidato nel Signore come suggerisce ancora la prima lettura ("Voi che temete il Signore, confidate in lui. Voi che temete il Signore sperate nei suoi benefici. Voi che temete il Signore amatelo e i vostri cuori saranno ricordi ricolmi di gioia").
Don Ferruccio nacque 91 anni fa nel 1926. Percorso l'itinerario del Seminario fu ordinato prete a 24 anni. Nel 1950 fu vicario cooperatore cioè cappellano a Gaiarine, a Orsago e a Caneva. Nel frattempo aveva svolto un tempo di servizio a Castelmassa di Adria nella diocesi di Adria-Rovigo. Vi ritornò definitivamente nel 58 e vi fu incardinato (cioè fu accolto e inserito nel clero locale). Vi rimase per ben quarant'anni. Fino al 1998, quando fece ritorno in diocesi e nella sua parrocchia di origine venendo ad abitare qui a Falzè. Volle tuttavia mantenere la sua appartenenza alla diocesi di Adria-Rovigo alla quale rimase sempre profondamente affezionato. In questi anni in cui io l'ho conosciuto ho potuto ammirare la sua grande disponibilità a svolgere quei servizi pastorali che gli venivano chiesti nelle parrocchie della forania. Finché la salute e la vista glielo permisero non si tirò mai indietro quando gli venivano chiesti servizi liturgici e sacramentali. Il suo cuore rimase sempre un cuore di pastore, anche negli anni in cui fu accolto nella casa di riposo di Santa Lucia e dovette sperimentare la debolezza e la precarietà dell'età avanzata.
Un'altra cosa mi colpiva di lui: la sua umiltà. "Se uno vuole essere il primo sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti" dice Gesù nel Vangelo. Don Ferruccio non era uno che volesse essere il più grande. Era uno che si poneva con semplicità e umiltà, senza grandezze. Almeno così io l'ho conosciuto in questi ultimi 10 anni. Questa umiltà la testimonia anche nel suo testamento:
"Grazie a tutti i fedeli ai quali ho prestato servizio e ai quali chiedo perdono se non sempre ho saputo dare il meglio di me oppure in buona fede ho mancato, per fragilità umana, nei loro confronti.
Ti affidiamo al Signore, caro don Ferruccio. Egli perdoni tutte le debolezze umane della tua vita, ti accolga e ti doni la ricompensa promessa a coloro che confidano in lui: quella ricompensa che consiste nel vivere con lui per l'eternità.
+ Corrado

 

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