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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Il desiderio di incontrare Gesù Risorto e la disponibilità a lasciarsi coinvolgere da lui

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Cristo è risorto! È il grido che percorre questa mattina di Pasqua, quasi la liturgia volesse imprimere nei nostri cuori questo annuncio, che contiene l’unica vera novità di tutta la storia dell’umanità.
Anche le letture che abbiamo ascoltato ci presentano con modalità diverse l’evento della risurrezione. Nella prima lettura la risurrezione di Gesù è oggetto dell’annuncio di Pietro, che la presenta come il punto culminante della storia della salvezza. Nella seconda lettura ci viene spiegato che la risurrezione di Gesù innesca un dinamismo nuovo nel cristiano. Con il battesimo siamo uniti a Cristo e siamo chiamati a vivere nel mondo una vita nuova. Nel vangelo, infine, vediamo come la fede pasquale matura attraverso un cammino che ci introduce nel mistero divino a partire dai segni di morte che i discepoli trovano nel sepolcro.
Tutte e tre le letture ci parlano di un dinamismo, di un percorso che prende il via dall’evento delle resurrezione. La resurrezione di Cristo infatti non è un evento per così dire statico, ma dinamico, un evento che genera cioè un processo di trasformazione e di cambiamento. Celebrare la Pasqua del Signore allora significa entrare anche noi in questo processo di cambiamento e di trasformazione. Non si tratta semplicemente di ricordare, ma di lasciarsi coinvolgere.

Il punto di partenza è la fede nella risurrezione, cioè percepire questo evento sconvolgente e lasciarsene toccare.
Il Vangelo di Giovanni ci propone l’esperienza dei primi tre discepoli: Maria, Pietro e Giovanni sono arrivati ad accogliere la risurrezione di Gesù attraverso percorsi diversi. Un elemento però li accomuna: tutti e tre sono legati a Gesù da un amore profondo e questo amore si manifesta nel fatto che tutti e tre il mattino di Pasqua corrono al sepolcro. Non è solo la sorpresa, la curiosità, l’incapacità di comprendere che li fa correre: è il legame d’amore che continua a legarli al Maestro, nonostante lui sia morto e il suo corpo sia stato deposto nel sepolcro. Diverso è però il modo in cui reagiscono di fronte al sepolcro vuoto.
Maria di Magdala è la prima che va al sepolcro quando ancora è buio: vedendo che la pietra è stata rotolata via pensa che il corpo sia stato rubato e viene presa dallo smarrimento e dall’angoscia. Ma non si ferma, corre a cercare Pietro e Giovanni, che sono il punto di riferimento del gruppo dei discepoli. Non si rassegna ad aver perso Gesù, sente il desiderio, il bisogno della sua presenza. Lei cerca il suo maestro: sappiamo che chi cerca, ama. Il suo amore è imperfetto, deve maturare tanto che non riconoscerà subito il Risorto quando le si farà incontro, ma il suo è un amore vero che la conduce a credere.
C’è poi Pietro che porta nel cuore la tristezza per aver tradito Gesù, ma anche il ricordo della fiducia che il maestro aveva riposto su di lui: la sua corsa è come affaticata, appesantita da questi sentimenti contraddittori. Ha bisogno di incontrare nuovamente lo sguardo di Gesù: quello sguardo da cui era iniziato il suo cammino e da cui sente di dover essere nuovamente confermato. Nonostante la sua debolezza e il suo tradimento, egli ha ancora fede in Gesù e per questo si mette a correre assieme a Giovanni.
Infine c’è Giovanni, il discepolo amato. La sua corsa è veloce: è la corsa di chi ha uno sguardo interiore penetrante, di chi intuisce una novità straordinaria e si lascia toccare dal mistero. Vedendo le bende e il sudario, il suo sguardo va oltre, sa decifrare il linguaggio dei segni e intuisce al di là dell’assenza una presenza. Per lui le evidenze della morte (il sudario e le bende) diventano segni di una vita che ha vinto la morte. Lui, il discepolo amato, diventerà il testimone che sosterrà la fede dei discepoli nella lunga attesa verso l’incontro con il Risorto.
Maria, colei che ama, Pietro il credente, Giovanni, il discepolo amato: tre modi diversi di camminare incontro al Risorto e di testimoniarlo, tutti uniti da un unico desiderio: quello di incontrarlo. Anche noi questa mattina possiamo riconoscerci nell’uno o nell’altro di questi tre discepoli. Come Maria forse proviamo smarrimento e angoscia, perché sentiamo il Signore lontano da noi, quasi ci fosse stato rubato. Come Pietro, siamo appesantiti dai nostri dubbi e dalle nostre infedeltà, ma sentiamo la nostalgia di quello sguardo che un giorno ci ha profondamente toccato. Infine come Giovanni sentiamo l’entusiasmo di chi si lascia guidare dall’amore e intuisce la realtà che sta oltre le apparenze e riesce a vedere l’invisibile.
Non importa con quale di questi tre discepoli ci identifichiamo: ciò che è decisivo è il desiderio di incontrare Gesù Risorto e la disponibilità a lasciarsi coinvolgere da lui. Solo così, camminando con Lui, la nostra vita sarà liberata dal peccato e dalla morte. Solo una vita donata sull’esempio di Gesù conduce alla risurrezione.

+ Pierantonio vescovo

Vescovo Emerito Lucio

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