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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Festa Giovani 2017

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L'omelia del Vescovo Pierantonio per la S.Messa

La festa che stiamo vivendo è un momento di gioia per molti motivi: il fatto di trovarci insieme tanti giovani già di per sé è fonte di allegria e di divertimento. Ma al cuore di questa nostra festa c’è soprattutto la gioia di poter incontrare il Signore. Lo incontriamo anche noi nel giorno ottavo, il primo della settimana, il giorno in cui Gesù è risorto da morte, in cui la Chiesa da sempre si riunisce per celebrare l’eucaristia. Lo incontriamo nello spazio di una comunità riunita nel suo nome e che vive della sua presenza, nella Parola proclamata, nei segni del pane e del vino, nel formare tutti assieme il suo corpo vivente.
Gesù si fa vicino a noi questa sera, si presenta come il Crocifisso che porta ancora i segni della passione, ma allo stesso come il Risorto che non ha più i limiti del tempo e dello spazio. Egli sta in mezzo a noi e ci dona la sua pace: «Pace a voi» sono le sue prime parole. Questa pace sgorga da una vita interamente donata: i segni della passione, le mani e i piedi forati dai chiodi e il fianco trafitto dalla lancia, testimoniano un amore «sino alla fine» e confermano la verità e la profondità di una pace che nasce da una morte liberamente accolta pur nel suo carattere ingiusto e violento. Il mondo non può darci questa pace, perché viene da Dio ed è una pace vera perché può distruggere l’odio e la menzogna fin dalle radici.
Gesù, il Crocifisso e Risorto, ci dona il segreto di un «amore più forte della morte», un amore cioè senza misura, quell’amore che anche noi, come i giovani innamorati del Cantico dei Cantici, cerchiamo per poter rispondere alle attese più profonde del nostro cuore.

Seguire Gesù, diventare suoi discepoli, significa rispondere alla nostra sete di amore: Lui ci insegna a credere nell’amore vero, quello in cui la gioia nasce dall’impegno e dal sacrificio, perché la prima preoccupazione è per il bene della persona che amo e la mia ricompensa è nel vedere l’altro appagato da quanto faccio per lui/lei.
L’amore vero non si improvvisa: è frutto di un allenamento, di un tirocinio lungo e paziente. Amare infatti non è semplicemente un’emozione che mi prende e da cui mi faccio portare. Amare invece è il frutto di una decisione: la decisione di dimenticarmi di me stesso per cercare il bene dell’altro. E’ una fatica e una sfida da accogliere con coraggio, che ci chiede di andare controcorrente e di smascherare gli inganni e le illusioni che la cultura in cui viviamo ci propone. L’inganno più grande, il «grande imbroglio» come lo definisce un autore contemporaneo, psicanalista, non cattolico ma attento e sensibile a cercare le dimensioni più profonde della persona umana (Massimo Recalcati), sta nel farci credere che amare sia solo prendere il proprio piacere per cui quando non provo più piacere in una relazione l’unica soluzione è chiudere e ricominciare con qualcun altro che mi dia quel piacere che cerco. Questo imbroglio fa di noi degli oggetti da sfruttare, strumenti per provare piacere, non persone da incontrare e a cui affidare tutto noi stessi in un rapporto di fiducia e di dono reciproco.
Cari amici, non cadete in questo imbroglio: scoprite la via dell’amore vero. La vostra età è il tempo per imparare ad amare in questo modo. Gesù, se lo vogliamo, può essere il Maestro che ci guida. Ascoltando la sua Parola, possiamo maturare la convinzione che è possibile costruire relazioni autentiche, dove impariamo a fidarci l’uno dell’altro, superando anche le inevitabili delusioni con il perdono e la riconciliazione.
Il bisogno di amare e di essere amati che voi avvertite e che si manifesta anche nel desiderio di trovare un compagno/a con cui condividere sentimenti ed esperienze, è il segno di una chiamata (una «vocazione») che è stata messa nel vostro cuore all’inizio della vostra vita e che segna da sempre il vostro essere maschile e femminile. Allo stesso tempo è una forza che vi è stata data per uscire da voi stessi e che chiede di essere conosciuta nelle sue dinamiche ed essere guidata e affinata. Infatti come ci affiniamo nell’arte di suonare uno strumento, anche l’affettività chiede di essere educata e plasmata per poter esprimere appieno la nostra capacità di amare e di essere amati. La castità è la virtù che ci aiuta in questo cammino, insegnandoci il dominio di noi stessi, il rispetto dell’altro, la pazienza di costruire un passo dopo l’altro fiducia e condivisione reciproche. L’amore vero infatti non è qualcosa da consumare in fretta, quasi dovessimo bruciare tutte le nostre possibilità il prima possibile, ma va costruito nel tempo con tenacia e costanza.
Se avrete il coraggio di percorrere questa strada, potrete scoprire la bellezza di un amore che dura per sempre: un amore che diventa impegno e promessa e che ci porta ad unirci all’uomo/alla donna che amiamo con tutto noi stessi e per tutta la vita, in un vincolo che non verrà mai meno. E’ il matrimonio: sposarsi è avere la possibilità di vivere un amore che ci fa partecipi dell’amore di Dio, un amore che dà vita all’uomo e alla donna e che si diffonde attraverso la generazione dei figli.
Cominciate fin da ora a coltivare l’ideale del matrimonio e della famiglia: accettate la sfida di sognare un amore grande, un amore vero, un amore più forte della morte, un amore come quello che ci dona il Signore Gesù!

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