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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio, Natale S. Messa vespertina della vigilia

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S. Messa vespertina della vigilia – Rovigo Tempio della B.V. del Soccorso detto "La Rotonda"

Il Natale richiama un’atmosfera di intimità fatta di sentimenti e di affetti individuali. Il mistero che la Chiesa celebra, la nascita nella carne del Figlio di Dio, è però un avvenimento che non tocca solamente i singoli ma l’umanità nel suo insieme. Potremmo dire che il Natale ha una valenza sociale: Dio, facendosi uomo, sposa l’umanità e apre una via nuova per il vivere insieme degli esseri umani.

In questo senso è significativo vedere come le letture che abbiamo ascoltato collocano l’evento della nascita di Gesù dentro la storia dell’umanità.

La prima lettura mostra come la venuta del Salvatore cambia la condizione di Gerusalemme: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo». Quindi la venuta del Figlio di Dio ha il potere di trasformare la città in cui vivono gli uomini.

Il Natale del Signore, è il messaggio della seconda lettura, si inserisce in una storia di liberazione: «Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.  Poi suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù»

Gesù è venuto non solo per salvare ciascuno di noi singolarmente, ma anche per salvare la comunità umana, mettendo nella storia dell’umanità il seme della fraternità e della solidarietà. Egli è venuto a farci conoscere il Padre di tutti, nel quale possiamo riconoscerci fratelli.

Anche per la nostra Città, vivere il Natale vuol dire lasciarsi toccare da questo messaggio. Come Gerusalemme, ai tempi di Isaia, possiamo provare la sensazione di vivere nell’abbandono a motivo della crisi economica, della scarsità di risorse, delle difficoltà che si frappongono all’opera degli amministratori. Il Natale porta con sé anche l’annuncio che è possibile una condizione nuova: «sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio». Una condizione nuova è possibile, ma è necessario il nostro impegno e la nostra conversione personale e comunitaria. Una conversione che deve concretizzarsi in una «buona politica». Politica è l’arte della polis, cioè l’arte del vivere bene insieme. Papa Francesco ha descritto cosa significa «buona politica» in occasione della visita a Cesena e a Bologna il 1° ottobre di quest’anno: «…la buona politica; non [di] quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali – esse infatti non sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza». Questa politica – sono ancora parole di Papa Francesco - è «un servizio inestimabile al bene all’intera collettività», «una nobile forma di carità».

In questa vigilia di Natale ci auguriamo reciprocamente che, come la Gerusalemme profetizzata da Isaia, anche la nostra Città possa risplendere come «una magnifica corona», come «un diadema regale».

Vescovo Emerito Lucio

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