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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Viaggiatori sulla terra di Dio - in preghiera per il Creato sulle rive del Canalbianco

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È la prima volta che nella nostra Diocesi celebriamo con una veglia di preghiera la Giornata per la custodia del creato: giunta alla 12° edizione. Questa giornata è un'iniziativa voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità riaffermare l'importanza, anche per la fede, della attenzione all’ambiente, con tutte le sue implicazioni etniche e sociali. La ricorrenza ufficiale è il 1º settembre, ma alle singole diocesi viene lasciata l'iniziativa di sviluppare attività locali lungo tutto il mese.
Abbiamo voluto quest’anno come chiesa diocesana, porre un piccolo segno promuovendo questa veglia di preghiera. Mi è sembrato importante, infatti, da un lato richiamare l’attenzione sulla custodia (o salvaguardia) del creato e dall’altro mettere in evidenza come questo compito strettamente connesso con la nostra fede.

Per quanto riguarda il primo punto credo di poter dire che anche il nostro territorio polesano non va immune dal pericolo di significativi fenomeni di compromissione ambientale. Non è questa la sede per un’analisi puntuale delle situazioni a rischio, quello che mi preme richiamare è il nostro dovere, umano e cristiano, di dare ascolto al grido della terra offesa e straziata dallo sfruttamento indiscriminato frutto dell’egoismo e dell’interesse. Papa Francesco, nell’Enciclica Laudato sì inserisce “nostra sorella terra” tra i poveri del mondo: «Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che “geme e soffre le doglie del parto” (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ci purifica» (n.2). Papa Francesco è molto deciso nell’affermare che la questione ambientale deve coinvolgere ognuno di noi: «La sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci riguardano e ci toccano tutti» (n. 14). Uno dei fattori che impediscono una vera azione a favore della custodia dell’ambiente non è soltanto il rifiuto dei potenti, ma anche il disinteresse di molti. Prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo è un dovere che nasce dal fatto che siamo esseri umani, per i cristiani però c’è anche una motivazione più profonda che nasce dalla fede in Gesù Cristo: «Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, “i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede”» (Laudato sì n. 64). Ciò che il vangelo ci insegna ha conseguenze sul nostro modo di vivere, di agire e di pensare. Così proprio la fede in Dio Creatore ci offre le motivazioni e le risorse per coltivare una vera passione per la custodia del creato. Come dice papa Francesco in Laudato sì «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza umana» (Laudato sì n. 218). In particolare la fede ci spinge a una vera e propria conversione ecologica: la cura del Creato infatti presuppone una trasformazione del cuore e la sconfitta del peccato che sta alla radice di tutte le offese che l’uomo porta all’ambiente.

Compito della Chiesa non è indicare le soluzioni tecniche ai singoli problemi, ma la sensibilizzazione e l’educazione delle coscienze, in modo che maturi e si affermi sempre più un’autentica ecologia integrale, che comprenda tutti gli aspetti umani e sociali della questione ambientale.
Dovremo preoccuparci di far entrare il tema della cura dell’ambiente nei percorsi di formazione cristiana, in modo che i cristiani siano nella società coraggiosi nel denunciare le offese all’ambiente e dall’altro creativi nel suggerire soluzioni nuove ai vari problemi che si presentano.
San Francesco ci aiuti ad affrontare i complessi problemi della questione ambientale con lo spirito contemplativo con cui lui sapeva leggere il grande libro della creazione: infatti «il mondo è qualcosa di più di un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (Laudato sì 12).

Vescovo Emerito Lucio

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