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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa di inizio anno 2017, solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio

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In questo primo giorno dell’anno la nostra attenzione è tutta protesa al tempo che ci sta davanti: gli auguri che ci scambiamo esprimono il desiderio di poter vivere un tempo buono, ricco di serenità e fecondo di frutti. La liturgia apre il nuovo anno con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, che chiude l’ottava di Natale.
Maria è la madre, colei che genera, colei che dà la vita e che pertanto sta sempre all’inizio di un nuovo percorso, di una nuova storia. Da Maria pertanto possiamo imparare gli atteggiamenti spirituali con cui iniziare questo nuovo anno. Lei innanzitutto ha aperto il cuore alla Parola di Dio e così ha potuto far posto nel suo corpo al Figlio di Dio, Gesù, il Dio che salva. L’evangelista Luca ci descrive la fisionomia spirituale di Maria con una notazione che ci fa capire come per tutta la vita Maria ha continuato a custodire e ad accogliere la Parola: «Maria da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»: Lei ci insegna che la Parola, per portare frutto ha bisogno di essere custodita e curata con amore: solo così è possibile scoprire il disegno di salvezza che è nascosto negli eventi della vita di ogni giorno. Se anche noi seguiremo l’esempio di Maria e sapremo custodire e meditare nel cuore quanto andremo vivendo in questo nuovo anno, scopriremo che il Signore cammina con noi e vuole costruire per noi e assieme a noi la storia della nostra salvezza. Tutta la nostra vita, infatti, è sotto la benedizione di Dio: su di noi infatti è stato pronunciato il suo nome. Il Vangelo ci spiega che il nome “Gesù” significa “Dio salva” e nel testo del libro dei Numeri, proposto nella prima lettura, per tre volte viene pronunciato il nome divino come benedizione su di noi. Questo testo bellissimo ci aiuta a guardare con fiducia e speranza il tempo nuovo che ci sta davanti: ci dice infatti che il Signore ci custodisce e ci protegge; che ci comunica la sua benevolenza (lo esprime con una immagine molto bella: lo splendore del suo volto) e infine ci dice che il Signore ci dona la pace: la pace (“shalom”) è la pienezza di tutto ciò che possiamo desiderare. E’ significativo che proprio nel primo giorno dell’anno, la Chiesa cattolica celebri la “Giornata mondiale della pace”. Questa iniziativa, voluta da papa Paolo VI, all’indomani della chiusura del Concilio, compie quest’anno cinquant’anni. Papa Francesco nel suo messaggio ci propone di riflettere su «La nonviolenza: stile di una politica per la pace».

Il Papa inizia la sua riflessione dalla constatazione che viviamo in un mondo frantumato, dove si sta combattendo una “guerra mondiale a pezzi”. La violenza però non è la soluzione per risolvere i conflitti: «Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti». Gesù, che pure è vissuto in tempi di violenza e di guerra, ci ha insegnato che è possibile un’altra via, una via che parte dal cuore dell’uomo e lo guarisce con la misericordia che viene da Dio. Essere discepoli di Gesù significa accogliere anche la sua proposta di non violenza: «è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio» (…) La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”». La storia recente ha dimostrato che la non violenza può guidare i popoli verso una pace effettiva: non è resa, disimpegno e passività, ma strumento efficace di liberazione e di riconciliazione.
Dobbiamo pertanto educarci alla non violenza, cominciando a praticarla dal nucleo familiare, che è la prima e fondamentale esperienza di convivenza umana: «La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono. Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società».
La non violenza deve diventare un programma e una sfida per tutti coloro che hanno responsabilità sociali e politiche, a tutti i livelli: «Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo. Questo richiede la disponibilità “di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo”. Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso. Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che “le tensioni e gli opposti [possano] raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita”, conservando “le preziose potenzialità delle polarità in contrasto”». Queste ultime considerazioni di papa Francesco sono quanto mai attuali anche per la nostra società civile, non solo quella nazionale ma anche locale. Di fronte ai molti problemi infatti, emerge la tendenza ad alzare i toni, a esasperare i conflitti, a usare espressioni verbali violente. Invece di coltivare il confronto per trovare soluzioni condivise, si preferisce andare allo scontro, trattare chi la pensa diversamente come un nemico da combattere. In questo modo non solo non riusciamo a risolvere i problemi, ma aumentiamo le divisioni.
Concludo con un augurio speciale a tutti voi: in questo anno 2017 ciascuno di voi possa essere costruttore di pace nella famiglia, nel lavoro, nella società e nella chiesa. Questo impegno vi farà sentire che il Signore cammina con voi e vi apre sempre nuove vie di fiducia e di speranza.

 

Vescovo Emerito Lucio

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