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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Deceduto don Alfonso Bologna, parroco di Rivà

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Giovedì 29 dicembre 20016 presso la Casa di Cura di Portoviro è deceduto don Alfonso Bologna, parroco di Rivà, di anni 67, compiuti lo scorso 15 dicembre, "il maestro" - come lo chiamavano affettuosamente i compagni di seminario perché aveva conseguito il diploma magistrale, prima dell'ordinazione sacerdotale avvenuta il 21 settembre 1974.

Il Vescovo diocesano Pierantonio, il Vescovo emerito Lucio, il presbiterio della Diocesi di Adria-Rovigo, la sorella Graziella, i fratelli Daniele e Bruno, le cognate, i nipoti e i parenti tutti ne danno il mesto annuncio ed invitano ad elevare al Signore preghiere di suffragio per il caro sacerdote che ha svolto con grande spirito e totale dedizione il servizio pastorale alla chiesa diocesana, come parroco delle comunità di Canalnovo, S. Maria in Punta e Rivà.

Le esequie, presiedute dal Vescovo Pierantonio, si sono celebrate sabato 31 dicembre alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Rivà. Ecco le parole dell'omelia del Vescovo Pierantonio

«L’anima mia è turbata. Padre salvami da quest’ora!». Anche Gesù ha provato l’angoscia e il turbamento davanti alla morte. Lunedì scorso, quando mi sono recato a trovarlo presso la Casa di Cura di Porto Viro, ho colto anche in don Alfonso sconcerto e turbamento per l’aggravarsi delle proprie condizioni di salute. La malattia lo aveva colpito in modo subdolo, tanto che anche i medici solo qualche giorno prima di Natale erano arrivati a diagnosticare la gravità del male e lui stesso non si rendeva conto di che cosa gli stesse succedendo tanto veloce era l’evolversi della malattia.
Anche noi siamo turbati di fronte ad una morte sopraggiunta così veloce, da coglierci tutti quasi di sorpresa.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a guardare con gli occhi della fede questo momento di dolore e di lutto, tanto più doloroso quanto è stato improvviso.
«Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» si chiede Paolo nel brano della lettera ai Romani proclamato come prima lettura. La risposta non lascia dubbi: «Né morte né vita, né alcun’altra cosa potrà separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore».
San Giovanni nel Vangelo, ci spiega che anche la morte fa parte di un disegno di vita e di salvezza: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna».
Don Alfonso era abituato a «perdere la propria vita», cioè a fare di essa un dono: prete da 42 anni, aveva prestato il suo ministero come vicario parrocchiale a S. Maria Maddalena, S. Biagio di Lendinara, Bregantino e Badia Polesine, come parroco a Canalnovo, Santa Maria in Punta e a Rivà. Non si era scoraggiato neppure quando alcuni anni fa si era trovato con grosse difficoltà a muoversi e a camminare. Aveva accettato la sfida e aveva deciso di continuare a fare il parroco,
La prima volta che l’ho incontrato, lo scorso mese di aprile, nella riunione dei preti del vicariato, mi ha colpito per l’entusiasmo e la determinazione con cui parlava del suo lavoro pastorale. Ho colto che era contento di essere prete e, invece di lamentarsi delle difficoltà, cercava sempre nuovi motivi per mettersi a servizio dei suoi parrocchiani. La generosità, che metteva nel ministero, sembrava dargli sempre una nuova carica. Trovava così la forza per non scoraggiarsi per la fatica e per i problemi di salute.
La passione che metteva nel suo ministero sacerdotale si coglieva soprattutto nl modo in cui parlava della sua comunità. N parlava, oserei dire con orgoglio, mettendone in luce le qualità positive. Anche lunedì scorso, dopo aver parlato della sua salute, si è illuminato quando gli ho raccontato della messa che avevo appena celebrato qui a Rivà: «Che ne dice? Non è una bella comunità la mia parrocchia?».
Don Alfonso ci ha insegnato che quando si fa dono della propria vita, si possono superare le difficoltà e gli impedimenti, anche quelli fisici: quando riusciamo a donare noi stessi in quello che facciamo, dimentichiamo i nostri problemi e scopriamo che ciò che conta è l’amore. Ed è proprio l’amore donato, che ci porta vicino a Dio preparandoci all’incontro definitivo con lui. Così anche don Alfonso non si è trovato impreparato all’ultimo definitivo passaggio perché giorno per giorno ha vissuto il suo ministero come un dono di amore. Il Signore gli conceda il premio promesso ai suoi servi fedeli.

Vescovo Emerito Lucio

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