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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa di Natale, del giorno

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Ascoltando le letture bibliche di questa messa, forse vi siete stupiti perché vi sareste aspettati di sentire il racconto della nascita di Gesù. Invece, dopo la lettura dell’Antico Testamento, in cui il profeta Isaia ci ha parlato della bellezza e della gioia che provengono dall’annuncio della venuta del Signore, ci sono stati proposti due testi del Nuovo Testamento di non facile e immediata comprensione. Non si tratta infatti di racconti, ma di testi che vogliono spiegarci il significato profondo dell’evento che celebriamo, la nascita di Gesù a Betlemme. La domanda, a cui cercano di dare una risposta, è questa: «Chi è il Bambino del presepe?» E’ una domanda decisiva, perché da essa dipende la nostra salvezza. Vorrei fermarmi su questa affermazione: è vero che la nostra vita (benessere, riuscita, ecc.) dipende dalla risposta a questa domanda? Non dipende dalla salute, dal lavoro, dal conto in banca, dalle persone che ci sono care, ecc? Perché è così importante sapere chi è il Bambino del presepe?

Sia la Lettera agli Ebrei che il Prologo del Vangelo di Giovanni ci dicono che quel Bambino è la Parola (il Verbo) di Dio che si è fatto uomo. Dice Giovanni: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Questa Parola viene da Dio, è Dio stesso che si fa Parola e tutto il mondo dipende da questa Parola. Per questo il Verbo è la vita e la luce che si comunicano a noi.

Ognuno di noi è alla ricerca di chi gli possa dare luce e vita. Intuiamo di essere limitati e imperfetti, di avere bisogno di qualcuno che possa colmare la nostra debolezza e fragilità. Arriviamo a immaginare l’esistenza di un essere più grande di noi, ma non sappiamo come raggiungerlo. Se anche arriviamo a concepire l’esistenza di Dio, non sappiamo come comunicare con Lui: Dio ci appare irraggiungibile, lontano tanto da pensare che è meglio vivere senza di Lui. E’ vero «Dio nessuno lo ha mai visto» ma la novità del cristianesimo è che Dio stesso si è fatto conoscere: come dice il testo della Lettera agli Ebrei, Dio molte volte e in diversi modi ha parlato agli uomini, adesso, nella pienezza dei tempi, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, Gesù di Nazareth. Anche l’evangelista Giovanni afferma che «Dio nessuno lo ha mai visto» ma aggiunge «il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Non si tratta solo di una conoscenza teorica, ma di un rapporto intimo e personale, perché il Figlio di Dio fatto uomo ci dona la sua stessa vita di Figlio: conoscendo lui, anche noi possiamo diventare figli di Dio,

«Venite adoremus» («Venite adoriamo!» è l’invito che risuona nel canto dell’Adeste fideles. Fermiamoci dunque davanti al presepe in questo giorno santo: fermiamoci e pensiamo anche solo per un attimo a quel Bambino che ci tende le mani. Cerchiamo di penetrare il mistero di amore che Egli ci rivela: è Dio che si è fatto piccolo e fragile per entrare nella nostra condizione umana e donarci la sua vita. E’ «Dio che si è fatto figlio degli uomini, perché gli uomini diventassero figli di Dio» (Edith Stein). Deponiamo il nostro orgoglio e la nostra presunzione, facciamoci anche noi piccoli riconoscendo la nostra povertà e la nostra debolezza. Potremo ripartire con la fiducia umile e gioiosa dei pastori, portando nel cuore la speranza di un cammino nuovo fatto di fraternità e di condivisione. Sia questo il nostro Natale!

Vescovo Emerito Lucio

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