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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa di Natale, della notte Concattedrale-Duomo di Rovigo

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Perché celebrare la nascita del Signore nel cuore della notte? Non è semplicemente per fare qualcosa di diverso e di suggestivo, ma perché ci permette di cogliere il significato profondo dell’evento che celebriamo.

La notte ha infatti un valore simbolico: rappresenta la nostra condizione umana, segnata dall’incertezza e dalla fatica, spesso anche dall’incapacità di vedere una meta, un obiettivo verso cui dirigerci, proprio come quando restiamo al buio e non sappiamo più da che parte andare.

La notte di Natale però è una notte diversa dalle altre: una notte in cui il buio è stato vinto da una luce speciale e che per questo si apre verso l’aurora di una storia nuova.

Le letture che abbiamo ascoltato ci parlano di questa luce. Il brano del profeta Isaia ci mostra un popolo che cammina nelle tenebre. Non facciamo fatica a riconoscerci in esso: crisi economica, guerre e atti di terrorismo, corruzione tutto questo rende buio l’orizzonte della nostra società. Ma proprio in queste tenebre appare una luce, che si concretizza in tre sorprese. La prima è la gioia: una gioia spontanea, quasi primitiva «Gioiscono davanti a te come quando si miete e come si esulta quando si divide la preda». La seconda sorpresa è la libertà: per i poveri e i prigionieri sono spezzate le catene e le armi dell’oppressione vengono distrutte. Infine la terza sorpresa: Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio!». E’ la sorpresa più grande: i nomi di questo bimbo (Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre) ci dicono che è il segno di un mondo nuovo.

Il brano evangelico, tratto dal vangelo di Luca, riprende i temi dell’oracolo di Isaia: anche a Betlemme c’è un popolo immerso nelle tenebre. Ai pastori, sorpresi nel freddo e nel sonno, appare una luce e subito viene dato un annuncio di gioia: «Vi annunzio una grande gioia». Segue il dono della pace «pace agli uomini che Dio ama». Ma è soprattutto la nascita di un bambino che squarcia l’oscurità della notte di Betlemme: «Questo per voi il segno, troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Questa sera per vivere il Natale (un Natale «cristiano») dovremmo anche noi fare l’esperienza di sentirci avvolti da una grande luce, che squarcia le tenebre della notte, una luce che ci porta la gioia, la libertà, la pace interiore. Questa grande luce viene dal Bambino: non un bambino qualsiasi (ogni bimbo che nasce è un prodigio della vita!) ma il bambino che è il Salvatore, il Cristo Signore. Quel bambino ci rivela il volto di Dio: non un re alla stregua dei potenti di questo mondo che si impone con la sua forza, ma un Dio che si fa povero e debole per venire incontro a ciascuno di noi, che vuole condividere la nostra povertà e la nostra debolezza per aprirci una via di salvezza. Non è facile accogliere questo bambino: ci sono riusciti i pastori, gente umile e semplice. Noi non ci riusciremo se non accetteremo di mettere da parte il nostro orgoglio e la nostra presunzione, se non ci faremo piccoli e umili come lui. Lasciamoci prendere per mano dal Bambino del presepio e come i pastori di Betlemme ripartiamo con la fiducia umile e gioiosa di chi sa che il Signore non ci lascia mai soli.

Vescovo Emerito Lucio

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