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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa di Natale, vespertina alla "Rotonda" di Rovigo

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La liturgia della Chiesa ci guida passo passo (potremmo dire "di ora in ora") a vivere l’evento della Natività del Signore, offrendoci, a partire da questa messa della vigilia, preghiere e letture bibliche, che ci guidano a cogliere i vari aspetti del mistero che celebriamo. Potremmo usare il paragone (fotografico o cinematografico) dello zoom. Infatti il percorso che la liturgia ci offre prende le mosse nella messa vespertina della vigilia da una visione a tutto campo in cui l’evento della nascita di Gesù viene collocato dentro una storia di secoli, che inizia con Abramo e approda a Giuseppe e Maria. Tra qualche ora (la messa nella notte) e domani mattina nella messa dell’aurora l’attenzione si concentrerà sulla scena della natività (un’inquadratura in primo piano) per poi proporci di nuovo nella messa del giorno uno sguardo «a campo lungo» sulla intera storia della salvezza a partire dalla creazione del mondo.

Il Vangelo ascoltato questa sera vuole spiegarci che con la nascita di Gesù, Dio entra definitivamente nella storia dell’umanità. Il lungo elenco di nomi che costituisce la genealogia di Gesù, ci mostra come Dio si è coinvolto con la storia degli uomini e con la nascita del suo Figlio dalla Vergine Maria: non solo si è fatto uomo, ma è diventato «carne», ha preso cioè su di sé tutta la concretezza della condizione umana. Così si è realizzata una unione indissolubile tra Dio e l’uomo: non a caso Isaia usa l’immagine delle nozze per descrivere la venuta nel mondo del Salvatore: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in sé la sua delizia e la sua terra avrà uno sposo».
Nascendo a Betlemme Dio è entrato definitivamente nella storia umana: da allora c’è un seme di vita divina dentro le vicende dell’umanità e credere in Gesù Cristo Figlio di Dio, comporta guardare il mondo con una visione che non è solamente umana. In particolare l’incarnazione del Figlio di Dio ha abbattuto le barriere tra gli uomini: noi siamo in Dio e Dio in noi pertanto in Dio siamo una cosa sola e non possiamo non amare gli altri uomini. L’amore «naturale» si dirige verso chi è legato a noi da vincoli di sangue, da affinità di carattere o da interessi comuni. Gli altri sono estranei, di cui possiamo disinteressarci: non sono dei nostri. Per chi invece ha accolto Gesù come Figlio di Dio fatto uomo, è prossimo chiunque si presenti davanti a noi e ha bisogno del nostro aiuto, a prescindere da legami di parentela, di razza, di religione: l’amore del cristiano, come l’amore di Dio, non conosce confini, non viene mai meno, non si ritira nemmeno di fronte all’abiezione fisica e morale.
Non possiamo celebrare il Natale mettendo tra parentesi i problemi e le sofferenze dell’umanità: dobbiamo invece coinvolgerci, «metterci dentro», come Dio per primo ha fatto. Accogliamo Gesù quando accogliamo i nostri fratelli, specie i più poveri e abbandonati, condividendo con loro il nostro tempo e i nostri beni. Impegnamoci perché la nostra società diventi sempre più fraterna, ispirata a principi di inclusione e non di esclusione. Facciamo sentire la nostra voce perché i diritti e la dignità della persona umana non siano sacrificati all’interesse economico e all’ossessione per il profitto. Mettiamo insieme le nostre energie e le nostre capacità per colmare le gravi disuguaglianze che dividono i popoli tra di loro e al loro interno.
Il Natale che celebriamo ci aiuti a ripartire con la fiducia umile e gioiosa dei pastori di Betlemme, sapendo che, se decidiamo di accoglierlo e di seguirlo, il Signore ci accompagna e ci sostiene.

Vescovo Emerito Lucio

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