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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Invito per il Seminario di Studio del 20-21 aprile prossimi

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Ai presbiteri, ai religiosi/e, ai laici della Diocesi di Adria-Rovigo,
dopo la forte esperienza di comunione vissuta in Cattedrale ad Adria nella Messa crismale il mercoledì santo, Vi invito al secondo dei due momenti di formazione comune (li abbiamo chiamati “seminari” perché l’intenzione è quella di seminare idee e riflessioni) programmato per questo anno pastorale. L’appuntamento è per la serata di venerdì 20 aprile (ore 21-22.30) e la mattinata di sabato 21 aprile (ore 9-12) al Centro Don Bosco di Rovigo. Continueremo la riflessione iniziata in gennaio, affrontando il tema “Ministerialità della Chiesa e nella Chiesa”.
Vi attendo numerosi.


+Pierantonio - Vescovo

Festa diocesana dei chierichetti 2018

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Festival Biblico 2018

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Il tema del Festival Biblico 2018, FUTURO, ci connette al mistero del tempo che da sempre inquieta gli uomini e muove emozioni profonde che nutrono società, scienze, filosofie, religioni e arti. Il Festival vuole offrire la possibilità di scoprire cosa la Bibbia ha da dire sul futuro – inteso principalmente nel suo rapporto costitutivo con le nostre esistenze umane – e quali orizzonti dischiuda in proposito.

Il futuro è uno sguardo lungo su ciò che ci viene incontro, che ci aspetta e che aspettiamo e sul cambiamento che questo porta con sé e in noi. Spesso oggi il futuro viene confuso con il nuovo, ma il nuovo è solo uno spostamento, una differenza rispetto al prima, il rifiuto di un presente che non vogliamo più. Il futuro, invece, è apertura disponibile, attesa, immaginazione, cammino, anche lotta. Per avere il nuovo serve solo una critica del passato. Per avere futuro occorre una visione sul domani, un obiettivo, una speranza, un’apertura.

Come costruire allora il futuro che non c’è, in un tempo a geometria variabile, in una scena mondiale irretita dall’insicurezza e dilaniata dai conflitti, in una psicosi collettiva dominata dalla paura più che dalla speranza?

 

news ed approfondimenti

ATTIVITÀ DEL VESCOVO DALL’ 8 al 15 APRILE

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Domenica 8: ore10.30 celebra la messa e conferisce le cresime a Villadose
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Da lunedì 9 a venerdì 13 partecipa agli esercizi spirituali dei Vescovi della Regione Triveneto presso la Casa di spiritualità “S. Martino” di Vittorio Veneto
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Venerdì 13: ore 21 ad Arquà Polesine incontra i genitori dei cresimandi

Sabato 14: ore 11 a Rovigo partecipa al Convegno di Scienza e Vita; ore 15.30 presso la Parrocchia della Tomba in Adria benedice il nuovo mosaico della Vergine Assunta; ore 17 in Seminario incontra i genitori dei seminaristi

Domenica 15: celebra la messa e conferisce le cresime a Rovigo nella Chiesa della Madonna Pellegrina per le parrocchie dell’Unità pastorale

ORARIO DELLA SEGRETERIA VESCOVILE

La Segreteria vescovile (tel. 0425 209633 – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) è aperta nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 12.30

ATTIVITÀ DEL VESCOVO DAL 15 al 22 APRILE

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Domenica 15: celebra la messa e conferisce le cresime a Rovigo nella Chiesa della Madonna Pellegrina per le parrocchie dell’Unità pastorale

Martedì 17: al mattino a Zelarino (Ve) presso il Centro pastorale Card. Urbani partecipa alla riunione dei cancellieri delle diocesi del Triveneto; nel pomeriggio incontra i seminaristi candidati ai ministeri del lettorato e dell’accolitato;

Mercoledì 18: al mattino riceve su appuntamento in Vescovado; ore 15.30 presiede il Consiglio diocesano per gli affari economici;

Giovedì 19: nel pomeriggio ad Adria partecipa ad un convegno sui beni culturali ecclesiastici; alle 18.30 in Vescovado incontra i diaconi permanenti

Venerdì 20: al mattino riceve in Vescovado su appuntamento

Venerdì 20: alle ore 21 e sabato 21 dore 9 a Rovigo al Teatro Don Bosco partecipa al “Seminario di studio” per laici e presbiteri su “Ministerialità della Chiesa e nella Chiesa”

Sabato 21: alle ore 18 celebra la messa e conferisce le cresime ad Arquà Polesine

Domenica 22: ore 11 celebra la messa e conferisce le cresime a Costa di Rovigo; ore 19 in Duomo-Concattedrale a Rovigo conferisce i ministeri del lettorato e dell’accolitato ad alcuni alunni del seminario diocesano

ORARIO DELLA SEGRETERIA VESCOVILE

La Segreteria vescovile (tel. 0425 209633 – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) è aperta nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 12.30

Augurio pasquale del Vescovo Pierantonio

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L’augurio che formulo in questa Festa di Pasqua si ricollega all’invito che ho indirizzato all’inizio della Quaresima: «Popolo mio esci dall’Egitto».
In un tempo in cui ci ritroviamo smarriti e spesso privi di prospettive, sia per la nostra vita personale che per la società in cui viviamo, abbiamo bisogno che Dio apra per noi un cammino di liberazione, facendoci uscire dalle tante forme di schiavitù a cui siamo soggetti.
La Pasqua ci permette, se lo vogliamo, di sperimentare la potenza liberatrice di Dio. E’ infatti la festa del passaggio: passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita, dalla dispersione all’unità. Per questo Egli è sceso in mezzo a noi per condividere la nostra sorte e rendersi partecipe della nostra storia fino a dare la vita per noi.
Riconoscerlo come il Signore, vuol dire permettere alla forza della sua Pasqua di entrare nella nostra vita e di sentirci parte di un popolo in cammino.
Chiediamo al Signore di aprire i nostri occhi per saperlo vedere come i discepoli di Emmaus e ritrovare l’entusiasmo e la speranza che abbiamo perduto.
La Pasqua del Signore apra a tutti un tempo nuovo di fiducia e di impegno!

+Pierantonio - Vescovo

Omelia del Vescovo Pierantonio, Pasqua di Risurrezione 2018

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La Pasqua è la festa cristiana per eccellenza: ciò significa che non solo è la festa dei cristiani, ma che per viverla in modo significativo occorre credere. In altri termini oggi possiamo far festa solo se ci lasciamo coinvolgere in un percorso di fede che ci porti ad incontrare Gesù come il Vivente.
Gesù il Crocifisso è risorto e ci offre una vita nuova, liberata dal peccato e dalla morte. In altri termini egli promette di esaudire il desiderio di ogni creatura umana: quello di non essere schiavi ma uomini liberi. Questo dono passa attraverso un incontro, un’esperienza vitale: non si tratta di aderire ad un’idea, ad una filosofia, ma di una relazione intima e personale con una persona vivente, la persona del Risorto.
Come è possibile incontrare il Risorto? Gli scritti del Nuovo Testamento ci propongono l’esperienza della prima comunità cristiana a partire dai discepoli che per primi hanno incontrato il Risorto e hanno creduto in lui.
Un primo passo che ci viene indicato è il desiderio di incontrarlo, che si traduce in una ricerca. Gesù si fa incontrare da chi lo cerca. Maria Maddalena, va al sepolcro quando ancora era buio: il riferimento non è solo all’ora ma anche e soprattutto al suo stato d’animo. Va al sepolcro con il buio nel cuore: tristezza, desolazione, sconforto. L’unico che l’aveva capito non c’è più, è morto, ma lei va ugualmente a cercarlo spinta dall’amore. Noi sentiamo il desiderio di incontrare Gesù? Siamo disponibili a cercarlo, anche quando siamo delusi, provati, sofferenti?

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la grande Veglia del Sabato Santo

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La grande veglia che celebriamo in questa notte ha un legame profondo con il battesimo: nella chiesa antica infatti il battesimo (ma sarebbe meglio dire l’iniziazione cristiana che comprende anche il sacramento della confermazione e l’ammissione alla eucaristia) veniva conferito proprio durante questa veglia. E’ quello che anche noi faremo tra poco per cinque catecumeni (una famiglia - papà, mamma e figlia – e due donne).
Diventare cristiani (è questo il significato dell’espressione «iniziazione cristiana») è infatti partecipare alla morte e alla risurrezione del Signore, è morire alla vita «vecchia» segnata dal peccato, per rinascere alla vita «nuova», una «vita liberata» da Cristo.
Con la sua morte e resurrezione Gesù ha aperto all’umanità la possibilità di vivere nella libertà dei figli di Dio: per poter godere di questa vita nuova è necessario accoglierla con un’adesione personale. Ciò avviene nel sacramento del battesimo, (che per gli adulti, a differenza di quanto accade per i bambini, è conferito assieme alla cresima ed è seguito dalla prima partecipazione all’eucaristia). Il battesimo, richiama simbolicamente la morte e la resurrezione di Gesù: ciò era molto evidente nella prassi della chiesa antica, quando veniva conferito per immersione. Chi chiedeva di diventare cristiano scendeva nella vasca del battistero e veniva come sommerso dall’acqua. Questo gesto rappresentava la morte –la morte di Gesù - ma anche la morte al peccato del catecumeno. La vasca simbolicamente poteva essere vista come il sepolcro nel quale era stato deposto il corpo di Gesù. L’uscita dall’acqua poi richiamava la resurrezione. Comprendiamo allora le parole di Paolo nel brano della Lettera ai Romani, letto poco fa: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, affinché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova».
Approfondiamo questo concetto: essere cristiani vuol dire essere uniti a Cristo in una vita che ha già vinto il peccato e la morte; significa avere in noi la forza della sua Pasqua, quella forza che ha ribaltato la pietra che chiudeva il sepolcro e ha risuscitato Gesù, facendo di Lui il Vivente.

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Passione del Signore, Venerdì Santo

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L’azione liturgica del venerdì santo ci invita a fare memoria della passione e morte del Signore. È la seconda tappa del Triduo pasquale ed è già un momento della nostra Pasqua, non soltanto una preparazione. Attraverso l’ascolto della Parola, in particolare del racconto della Passione secondo Giovanni, e l’adorazione della Croce potremo rivivere e fare nostro l’annuncio pasquale. Nella passione e morte di Gesù è racchiuso infatti un messaggio di vita: in essa è già presente la forza e la vita della resurrezione.
Diventa possibile comprendere questo se lasciamo che il nostro sguardo sia illuminato dalla fede: non guardiamo ai fatti della passione e della morte di Gesù solo come spettatori freddi e indifferenti, ma sentiamoci discepoli partecipi e coinvolti, discepoli che desiderano riscoprire e rivivere il mistero di salvezza che si è compiuto il venerdì santo. E’ lo stesso sguardo di fede con cui l’evangelista Giovanni ci presenta il racconto della Passione: come lui anche noi dovremmo arrivare all’«intelligenza spirituale della Passione», avere cioè la capacità di andare oltre i nudi fatti per cogliere in essi la manifestazione della gloria di Dio.
Come si può vedere nella morte in croce la gloria di Dio? La morte in croce è una vergogna, un’ignominia di cui ci si può solo vergognare: come dice Paolo la croce è «stoltezza per i giudei e follia per i pagani». Come può la croce diventare strumento di salvezza?

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa in Coena Domini, Giovedì Santo

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Ci troviamo questa sera per fare Pasqua: la sera del giovedì santo infatti non ci prepariamo alla Pasqua, ma già cominciamo a celebrare la nostra Pasqua. Potremmo raffigurare questa celebrazione «in coena Domini» come un grande portale che ci introduce nel Triduo Pasquale: un’introduzione fondamentale perché è a partire proprio dalla memoria dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli che noi possiamo capire il senso profondo della sua morte e della sua resurrezione.
In particolare nei due gesti che Gesù compie durante la cena – la consegna del pane e del vino ai discepoli e la lavanda dei piedi – noi siamo condotti a cogliere come Gesù nel suo intimo si è accostato alla sua passione e alla sua morte.
Innanzitutto notiamo nel racconto della cena che Gesù sa quello che lo aspetta: è consapevole degli avvenimenti tragici che stanno davanti a lui e di ciò che gli uomini stanno ordendo contro di lui. Sa che uno dei suoi, Giuda, lo sta per tradire e consegnare ai suoi nemici. Soprattutto Gesù sa che tutto è stato messo dal Padre nelle sue mani: non è lui a determinare la situazione, ma nello stesso tempo non la subisce passivamente. Sono gli uomini che provocano la sua morte, ma egli trasformerà quella morte nel luogo in cui si manifesta l’amore infinito del Padre.

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa Crismale

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Penso che per molti dei laici presenti sia la prima volta che partecipano alla messa crismale: più di uno di voi mi ha manifestato nelle ultime settimane il suo desiderio e la sua attesa per poter partecipare a questa celebrazione, che è la più solenne dell’anno liturgico. Nell’approssimarsi della Pasqua, infatti, viviamo questa sera una «epifania» (manifestazione) della Chiesa, Corpo di Cristo. In parole più semplici possiamo gustare la bellezza della Chiesa che tutti insieme concorriamo a formare. Vi invito perciò a guardare, ma sarebbe meglio dire contemplare, questa assemblea nella varietà dei suoi membri e cercare di cogliere la ricchezza di fede e di vita cristiana che è qui rappresentata.
Questa bellezza riflette la luce che viene da Cristo, il cui nome significa «consacrato per mezzo dell’unzione»: ed è a Lui che volgiamo il nostro sguardo, Lui, l’Unto di Dio, è il Sommo ed eterno sacerdote che comunica il suo sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti. L’unzione spirituale attraverso Cristo Gesù, pieno di Spirito Santo, discende su tutti i battezzati e fa di tutti noi un popolo di sacerdoti.
In questa messa celebriamo il mistero dell’unzione, cioè del dono dello Spirito di Gesù, dono che ci è stato dato nel battesimo e nella cresima. Il mistero dell’unzione viene richiamato in modo particolare dal rito della consacrazione del crisma e della benedizione dell’olio dei catecumeni e di quello degli infermi.
Insieme con il sacerdozio comune, fondato sul battesimo, la liturgia ci invita questa sera a mettere in evidenza il sacerdozio ministeriale, fondato sul sacramento dell’Ordine: in primo luogo lo faremo, presbiteri e vescovo, con il rinnovo delle promesse fatte il giorno della nostra ordinazione, a cui seguirà l’invito a tutto il popolo di Dio di pregare per i suoi ministri.

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Vescovo Emerito Lucio

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